Migliorare con la matematica grazie a una “microscossa” al cervello

Una piccola scossa elettrica al cervello per migliorare le abilità matematiche e la discalculia di una persona, anche per sei mesi: è quanto emerge da uno studio inglese condotto dai ricercatori dell’Università di Oxford, pubblicato sulla rivista Current Biology.

Il team di biologi ha sottoposto 15 studenti ventenni, divisi in tre gruppi da 5, ad alcuni test matematici per valutare le loro abilità numeriche. Al primo gruppo durante i test è stata somministrata una microscossa a bassa intensità dal lobo parietale destro a quello sinistro, a un secondo gruppo è stato invertito lo stimolo (dal lobo sinistro a quello destro), mentre un terzo gruppo ha ricevuto uno stimolo ”falso”. Dopo poche sedute, i volontari del primo gruppo avevano realizzato il doppio dei punteggi nei test rispetto al gruppo che aveva ricevuto lo stimolo falso, mentre il gruppo a cui era stato invertito lo stimolo aveva ottenuto risultati assimilanili al livello di bambini di prima elementare. Nessuno ha presentato effetti collaterali.

”Non stiamo dicendo di andare in giro a dare scosse elettriche – spiega Cohen Kadosh, dal Dipartimento di Oxford University of Experimental Psychology, che ha guidato la ricerca -. Vogliamo capire se possiamo davvero aiutare le persone affette da discalculia”. La didasculia è l’equivalente matematico della dislessia. Tale condizione colpisce fino al 6% dei bambini: i discalculici non riescono a fare calcoli a mente, contare, eseguire le procedure delle operazioni aritmetiche, memorizzare le tabelline e così via.

L’effetto delle scosse può durare dai 4 ai 6 mesi ma eventualmente può essere ripetuta.Il dottor Kadosh ha spiegato inoltre che tale scoperta potrà essere utile anche a chi ha perduto le abilità matematiche a causa di un ictus o di una malattia degenerativa. “Le stimolazioni elettriche non potranno trasformarci in un novello Einstein ma con un pizzico di fortuna ci aiuteranno a risolvere più facilmente i problemi matematici”, ha affermato ancora Kadosh.

Adriana Ruggeri