Napoli: violento corteo al centro, sassi contro banche


Sembra terminata da qualche istante la violenta manifestazione avvenuta a Napoli, in pieno centro storico. Anarchici e appartenenti ai centri sociali di estrema sinistra hanno indetto un corteo contro la repressione: la Federazione anarchica, insieme all’adesione di numerose sigle di estrema sinistra, è partita da Piazza Mancini per proseguire verso Piazza Dante.

“Le lotte non si processano”, si leggeva su uno striscione, decine di manifestanti erano a volto coperto e vestiti di nero, con in mano lacrimogeni. In corso Umberto la manifestazione ha assunto toni particolarmente violenti: sassi lanciati contro diverse banche, vetrine distrutte e fili di telecamere spezzati per evitare che i manifestanti venissero identificati.

Tramite un rapido passaparola avvenuto intorno alle 18, i commercianti hanno abbassato le saracinesche per paura di attacchi. Il corteo è proseguito a piazza Borsa, dove un altro istituto bancario è stato preso di mira, mentre a Piazza Dante la linea 1 della metropolitana è stata chiusa per vie precauzionali.

La manifestazione si è sciolta proprio qui, anche se i manifestanti, provenienti anche dai centri sociali di Pistoia, Torino e Roma, si sono trattenuti nelle vicinanze. La frangia più violenta, costituita da persone vestite di nero e con il volto coperto, si è limitata ad attaccare le vetrine delle banche, mentre le forze dell’ordine non hanno subito alcun danno o minaccia.

Il coprifuoco in strada è iniziato intorno alle 18, quando il traffico al centro storico ha raggiunto picchi notevoli, e il passaparola di passanti e commercianti aveva creato il panico. Uno dei manifestanti ha infatti usato un furgone attrezzato con altoparlanti per incolpare le forze dell’ordine del clima instauratosi: moltissimi esercizi commerciali avevano calato le proprie saracinesche.

Tramite alcune scritte spray, alcuni manifestanti hanno chiesto la libertà per Antonio Mescia, “Tonino”, arrestato lo scorso 26 luglio per aver ferito un giovane aderente a Casa Pound durante lo sciopero del 1 maggio.

Carmine Della Pia