Russia: giornalista critico verso Putin ridotto in fin di vita

Esattamente quarantanove mesi fa veniva uccisa nell’ascensore del proprio palazzo Anna Politkovskaja, giornalista di Novaja Gazeta famosa per l’impegno nella battaglia per il rispetto dei diritti umani e per l’interesse viscerale nel voler provare a fare luce sulle vicende cecene.

Altri omicidi seguirono quello tanto da far ritenere la Russia come il quinto paese più pericoloso al mondo per chi esercita la professione di giornalista, stando ai dati forniti dall’International Press Insitute.

La Russia di Putin non è un posto sicuro per chi ama la verità e per chi non abbassa gli occhi di fronte all’autorità. Sarà stato in questo senso che Silvio Berlusconi, poche settimane fa, aveva definito il Vladimir ex Kgb come un dono di dio?

Ciò che è certo è che Oleg Kashin, reporter di Kommersant, è in condizioni gravissime dopo essere stato vittima di un autentico agguato che lo ha ridotto in fin di vita.

Kashin, 30 anni, noto per le sue posizioni critiche verso le politiche del Cremlino è stato aggredito stamane davanti la propria abitazione. Il giornalista, che stando agli ultimi bollettini medici è in coma farmacologico, ha riportato la frattura della mandibola e delle gambe, oltre a diverse lesioni interne.

Un altro particolare agghiacciante del pestaggio che va ad assumere un significato evidentemente simbolico è dato dal fatto che gli autori dell’agguato si sarebbero accaniti particolarmente contro le dita di Kashin.

Quelle dita che come quelle di altre centinaia di giornalisti, ogni giorno e in diverse parti del mondo, provano a fare chiarezza sui misfatti dei potenti ma che spesso finiscono anche per tracciare il destino di chi osa scalfire l’autorità.

Nella foto: Oleg Kashin

Simone Olivelli