Sarah Scazzi: la quindicenne strangolata da una cintura


Sarah Scazzi è stata uccisa con una cintura da uomo. È quanto rivela Michele Misseri, non una corda, come detto fino a poco fa, bensì una cintura, presumibilmente appartenente proprio all’uomo, tenuta nascosta successivamente nel bagagliaio della Opel Astra di Cosima.

La donna, moglie di Michele, aveva più volte reso interrogatori particolarmente evasivi, e gli inquirenti sono convinti di un suo coinvolgimento nella vicenda ogni giorno di più. Sabrina Misseri è ancora in carcere, le accuse per padre e figlia restano uguali: omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere per lo zio della vittima, concorso in omicidio e sequestro di persona per la cugina.

La posizione di quest’ultima è notoriamente precaria, sia per le prove schiaccianti che parlano a gran voce del suo coinvolgimento, sia per le affermazioni del padre: prima l’ha chiamata in correità, definendola complice dell’omicidio in quanto avrebbe tenuto la vittima ferma per il busto, poi le ha attribuito ogni responsabilità, dichiarando di essere coinvolto nell’omicidio di Sarah solo perché ne aveva occultato il cadavere. Corpo di cui non avrebbe mai abusato, contrariamente a quanto sostenuto esattamente un mese fa, alla prima confessione dell’uomo.

In serata, gli inquirenti hanno citofonato casa Misseri, consegnando diversi atti di notifica a Cosima Serrano riguardanti i sopralluoghi avvenuti questa mattina.

Le ispezioni, iniziate intorno alle 10.30, si sono svolte con l’aiuto di Michele, che avrebbe mimato numerose scene relative a quel 26 agosto. Nella villetta di via Deledda si era alla ricerca, inoltre, del mazzo di chiavi che Sarah aveva con sé quando si era recata a casa di Sabrina per andare al mare.

La visita dei Ris ha poi cambiato scenario: le campagne di Nardò, luogo in cui risiede il pozzo in cui la vittima era stata gettata dopo esser stata strangolata con la cintura.

Le dichiarazioni spontanee, per le quali la procura parla di nuovi scenari in merito alle indagini, sono avvenute successivamente all’incontro di Misseri con Daniele Galoppa, il suo avvocato, e Roberta Bruzzone, criminologa e consulente di difesa.

Carmine Della Pia