F1, aggressione armata ai danni di Jenson Button

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:45

Notizia che poco ha a che fare con risultati sportivi, ma comunque importante visto la gravità del fatto e l’importanza del personaggio protagonista. Il povero Jenson Button, campione del mondo in carica, dopo la pessima qualifica conclusasi con un undicesimo posto in griglia, ha lasciato l’autodromo di Interlagos in macchina, accompagnato dal padre John, il fisioterapista Mike Collier e il manager Richard Goddard. Tutto nella norma, se non ché ad un certo punto dei malviventi armati hanno cercato di aggredire il veicolo. L’intento era certamente quella della rapina, ma fortunosamente: “L’autista della vettura di Jenson ha reagito in modo rapido ed esperto con manovre evasive, portando il pilota e gli altri occupanti in salvo al loro albergo.” Si legge in una nota diramata dalla Mclaren.

Nessuna conseguenza quindi, a parte il grande spavento e la brutta esperienza che Jenson ha dovuto subire. Molto ha fatto anche la intelligente precauzione del Team inglese, che ha dato vetture blindate sia a Button che a Lewis Hamilton, perfettamente conscia del pericolo che comporta girare nella strade del Brasile. Il paese Sud-Americano infatti sta in tutti i modi di crescere sia economicamente ma anche socialmente. Un obbiettivo difficile da raggiungere. Rispetto agli anni passati vi è stato una vistosa modernizzazione, ma ancora vi è molto lavoro da fare.

La realtà della Favela, i narco-trafficanti che più di una volta compiono vere e proprie guerre urbane contro le forze dell’ordine, troppe persone che vivono sotto la soglia di povertà. La Formula uno quindi ha un valore aggiunto in Brasile. L’importanza mediatica che ha in tutto il mondo deve assolutamente portare un messaggio positivo. Far vedere che si può cambiare, che il tifo e la passione per lo sport possano in qualche modo dare un sorriso, una speranza alla gente. Si può dare una nuova realtà, niente è impossibile. Lo sport in fondo ruota intorno al cuore delle persone, e riempirlo di gioia è la soluzione migliore per dare una mano. Una piccolissima cosa, ma che forse può dare inizio al tanto atteso cambiamento.

Riccardo Cangini

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