Fini e il Berlusconi bis. Anche senza Berlusconi

L’attesa è grande: tra pochissimo Gianfranco Fini “stregherà” il palafiere di Bastia Umbria con un discorso che – stando alle anticipazioni dei beninformati – potrebbe prefigurare la fine dell’attuale legislatura. Saranno parole dure quelle che il presidente della Camera scandirà alla convention di Fli per consegnare ai partecipanti i suoi convincimenti sull’attuale quadro politico. A Silvio Berlusconi suggerirà di prendere atto della crisi di maggioranza e chiederà uno sforzo di lealtà e dignità senza precedenti, volto a ottenere il riconoscimento del fallimento politico e la necessità di correre tempestivamente ai ripari.

In che modo? Il leader di Fli avrebbe elaborato una sua strategia: per riportare il Paese nei binari della normalità e favorire la generale ripresa non sarebbe auspicabile tornare alle urne né favorire la formazione di un governo tecnico, “orfano” delle attuali forze di maggioranza. Cos’altro, allora? Per Gianfranco Fini la risposta alle criticità nazionali starebbe nella decisione di rimettere a Silvio Berlusconi l’opportunità di formare un nuovo governo. Un Berlusconi-bis, più attento alle forze moderate, disposto ad andare oltre i 5 punti programmatici promossi in  Parlamento e persuaso a centrare la risoluzione di problemi più pressanti come quelli dell’occupazione e dello sviluppo.

La “via” indicata da Fini aprirebbe ovviamente a forze moderate come l’Udc di Pier Ferdinando Casini e toglierebbe “qualcosa” alla Lega di Umberto Bossi. Il disegno “futurista” dell’ex aennino tenderebbe, insomma, a spostare il baricentro dell’attuale maggioranza a favore di posizioni più centriste, nel tentativo di costruire – tassello dopo tassello – quel centrodestra di stampo europeo, liberale e riformista, di cui il presidente della Camera sogna di essere portabandiera nazionale.

Ma chi dovrebbe reggere questo eventuale nuovo governo di “responsabilità nazionale”? E fino a che punto il premier potrebbe spingersi a coinvolgere forze che appartengono all’attuale opposizione? In pratica: potrebbe il Pd di Pier Luigi Bersani sperare di far parte del nuovo ipotetico esecutivo (a condizione che gli stessi democratici si dicano disponibili a una tale “partecipazione”)? Le domande da sciogliere sono tante e contribuiscono a rendere fumosa ogni ipotetica previsione.

“Il nostro obiettivo – ha spiegato ieri il coordinatore dei finiani, Adolfo Urso – non è fare la santa alleanza contro qualcuno e nemmeno un’arca di Noè per salvare altri. Compito di Fli è costruire una forza moderna, europea, aperta, inclusiva, laica, riformista, innovatrice”. Più vigoroso l’intervento di Italo Bocchino: “Tu hai certificato la fine della prima Repubblica – ha detto ieri il capogruppo di Fli, rivolgendosi a Gianfranco Fini – oggi sei sempre tu a certificare il percorso fatto dal bipolarismo che si conclude in modo irreversibile”.

“Sei stato protagonista della seconda Repubblica – ha continuato Bocchino – e sarai il protagonista principale della terza. Questa gente ti chiede coraggio, devi osare e saper puntare il dito come hai già fatto davanti alle ingiustizie”. Un incitamento che scalderebbe il cuore a chiunque, compreso un presidente della Camera smanioso di consegnare agli archivi della storia il capitolo sul berlusconismo. Da Italo Bocchino è giunta, infine, un’acuta osservazione: “Nel patto di legislatura – ha detto – non c’è mica scritto con quale premier e con quale maggioranza”. Una precisazione tesa a sollevare i “finiani” da ogni eventuale, futura, maliziosa accusa. Perché anche il presunto “tradimento” è una questione di lealtà e anche l’ipotetico Berlusconi-bis potrebbe in fondo fare a meno dello stesso Cavaliere.

Maria Saporito