Francesco Nuti: l’ascesa, il declino e l’amnesia collettiva

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:51

Il “Malincomico” l’hanno ribattezzato ormai da molti anni. Sarà per quel suo modo di scherzare dolceamaro, sarà per quegli occhi sempre un po’ malinconici; sia quel che sia, è comunque difficile immaginare un soprannome più azzeccato per Francesco Nuti. Dopo anni di lontananza dalle luci della ribalta ora, come se si fosse risvegliato di soprassalto, il mondo del cinema ha deciso di ricordarsi di lui: il Festival di Roma lo ha celebrato venerdì scorso con la proiezione del documentario a lui dedicato dal titolo Francesco Nuti…e vengo da lontano, diretto da Mario Canale.

Delusi tutti quelli che aspettavano di vederlo sul Red Carpet, ma l’incidente casalingo avuto sei anni fa per ora è ancora uno scoglio invalicabile: bloccato su una sedia a rotelle nella sua casa di Prato e quasi muto, l’attore e regista proprio non ce l’ha fatta a essere presente. Forse, però, se anche fosse stato in condizioni avrebbe evitato di buona lena l’evento mondano: a sue spese infatti Nuti aveva imparato che la notorietà può renderti vivo o distruggerti con la stessa facilità.

L’autore di film culto come Caruso Paskowski di padre polacco, Io, Chiara e lo scuro e Donne con le gonne, incidente a parte ha vissuto anni pesanti segnati dalla depressione, dall’alcolismo e da un tentativo di suicidio, conseguenti ad alcuni flop al botteghino. Ma che ne è stato di tutti i suoi successi, soprattutto quelli degli anni ’80? “Questo è un tipico caso italiano di perdita della memoria“, ha affermato il regista Mario Canale. Difficile dargli torto.

Nonostante tutto, comunque, Nuti non sembra volersi dare per vinto e lo ha espresso chiaramente in una lettera aperta, letta prima della proiezione del documentario al Festival di Roma da Annamaria Malipiero: “Mi dispiace non essere lì con voi – ha scritto Nuti -. Sappiate che ho ripreso in mano alcune mie sceneggiature, non so cosa ne sarà, ma daranno buoni frutti. Il cinema è favoloso, difficile e duro. Tutto sembra possibile, non è così. Ma si deve ricominciare”. Gli amici di sempre sono in prima fila per sostenerlo, specialmente Giovanni Veronesi: “Quando c’è di mezzo Francesco io ci devo essere – ha detto ai microfoni del Corriere –: se sono regista lo devo a lui“. Come se non bastasse Veronesi ha già annunciato di voler portare i film dell’amico pratese in giro per le scuole italiane.

Insieme a lui Carlo Verdone, Leonardo Pieraccioni, Giuliana De Sio, Ornella Muti e tanti altri; e poi, soprattuto, il pubblico romano, presente, commosso e caloroso, che ha gremito la sala per la proiezione a lui dedicata. Di quello, certo, Francesco sarebbe stato contento.

Roberto Del Bove

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