Ken Follet: un libro su Berlusconi? Grazie, ma non scrivo farse

Ieri a Genova era alla Feltrinelli per firmare copie de La caduta dei giganti, il suo ultimo libro uscito per Mondadori in contemporanea con il resto del mondo.

Il gallese Ken Follett è fra i cinque scrittori che vende di più in assoluto. 26 romanzi e 120 milioni di copie vendute e ancora in giro per le librerie a firmare copie e rilasciare interviste.

Le sue spy stories, i suoi best sellers restano ai vertici delle classifiche di vendite per mesi, diventano film, video games e casi oggetto di studi di marketing e tecniche di scrittura.

La caduta dei giganti è il primo di una trilogia dedicata al Novecento.

Le prime 1000 pagine spaziano dalla Prima Guerra Mondiale alla Rivoluzione russa.

Attraverso, poi, la storia di cinque famiglie, una americana, una russa, una tedesca e una gallese, verranno affrontate la Grande Depressione, la Seconda Guerra mondiale e la Guerra Fredda.

La risposta di Follet ai tanti che gli hanno chiesto il perché di una trilogia sul novecento è stata:

“Dopo Mondo senza fine volevo scrivere un altro libro con lo stesso ampio respiro storico che mescolasse personaggi storici e di fantasia, ma non più ambientato nel Medio Evo”.

Il XX secolo, il più violento e drammatico nella storia del genere umano, era il background ideale. Rappresenta la nostra storia, quella dei nostri padri e nonni, ma un solo libro non sarebbe bastato. E poi fare una trilogia è una sfida. Ho 61 anni, se voglio imbarcarmi in un’impresa ambiziosa che mi prenderà 7 anni questo era il momento di partire”.

Per La caduta dei giganti ho impiegato 3 anni, di cui 6 mesi per mettere a punto il progetto, per fare ricerche, leggere libri, consultare mappe, fare sopralluoghi nelle location storiche, come San Pietroburgo, Berlino, Washington, Parigi, Buffalo”.

Lo scrittore ha toccato, durante le varie interviste rilasciate nella giornata di ieri, anche temi quali la lotta delle donne per la conquista del voto, ampiamente trattato nel suo nuovo romanzo (“… erano animate da una grande forza visionaria. Per me è il più grande cambiamento del XX secolo, perché ha cambiato radicalmente la vita di metà della popolazione e anche dell’altra metà!”) e, in veste di ex giornalista, il ruolo dell’informazione (“credo che fare i giornalisti ora valga davvero la pena, perché non può funzionare una democrazia a meno che si sappia la verità. E per questo ritengo che attualmente un giornalista sia molto più importante di un romanziere”).

A chi gli faceva notare quanto sembri strano che uno scrittore del suo calibro giri ancora per le librerie come un esordiente, il gallese ha simpaticamente ribadito: “… non appena pubblico un libro non riesco a stare fermo a casa, mi piace che il mio libro vada in giro. Ho molto rispetto dei miei lettori, che anche in Italia sono molti; li ringrazio, perché anche loro mi aiutano a pagare l’affitto di casa…“.

Stuzzicato su un eventuale suo interesse a scrivere un romanzo su Berlusconi e la politica italiana, Follet ha seccamente risposto “no, di politica trasformata in farsa non vorrei scrivere. Come dicevo, io la politica la prendo seriamente. E poi non conosco bene l’Italia, preferisco lavorare su paesi che conosco meglio“.

Marco Notari