Nelle librerie l’indagine filologica di un errore, le origini dell'”OK”

La prossima settimana (9 novembre) uscirà in tutte le librerie Ok: The Improbable Story of America’s Greatest Word, dello storico della lingua americana Allan Metcalf. L’ opera è un’indagine filologica sull’origine e l’uso della parola ok.. E pensare che l’indagine da cui è scaturito il libro è stata quasi casuale: mentre esplorava il web, Metcaff, che è  segretario dell’ American Dialect Society, si accorse dell’uso frequente e smodato della parola da tutte le parti del mondo e cercò di stilare una classifica di quante volte essa appaia sul Web, gli si rivelò un’ impresa titanica.

Nacque così Ok: The Improbable Story of America’s Greatest Word che fa ricondurre la nascita della parola ok a tre eventi storici salienti:  il primo riguarda l’editore del Boston Morning Post, Charles Gordon Green, che creava sovente acronimi per avere u n linguaggio speciale con i suoi lettori più fedeli, come “NG”, cioè no go, o GC, cioè gin cocktail. Così il 23 Maggio del 1839, durante un alterco giornalistico con il suo rivale autore del Providence Journal, coniò un nuovo termine, ok, che significava “all correct”. Metcalf ci suggerisce che l’abbreviazione scorretta scaturiva probabilmente dalla pronuncia della parola stessa.

Gli altri episodi che resero la parola ok un termine convenzionale nel vocabolario americano riguardano due presidenti. Nel 1928 gli avversari politici di Andrew Jackson, nel tentativo di deriderlo e screditarlo, produssero una finta lettera sgrammaticata del presidente che avrebbe dovuto deriderlo per la sua scarsissima cultura ma che in realtà lo aiutò a ottenere molti voti. Fu ancora un presidente a dare alla parola ok grande popolarità: Martin Van Buren che nel 1840 veniva chiamato O.K. come Old Kinderhook,,la città di New York da cui proveniva. La campagna elettorale fu talmente imponente che la sigla O.K. campeggiava su ogni cartellone, divenendo così una delle parole più utilizzate in tutto il mondo.

Giulia Caterina Antonini