Regione Abruzzo: il terremoto dei precari

“Alle sei, la mattina del terremoto, erano tutti in servizio. A far sì che da subito ci fosse qualsiasi informazione sul portale della Regione”; a permettere che chiunque potesse reperire immediatamente numeri utili per qualsiasi tipo di emergenza.” A parlare è Luciano Cococcia, Responsabile dell’Ufficio Società dell’informazione della Regione Abruzzo. Scandisce le parole quasi col tono di una preghiera rassegnata. Cammino per gli uffici del Sir (Servizio Informativo Regionale) e incontro un precario del reparto cartografia. Gli chiedo come hanno passato i primi giorni successivi al terremoto. Mi risponde pregandomi di mantenere l’anonimato: “la mattina del 6 Aprile siamo venuti in Regione a recuperare tutto il recuperabile: computer, server… Abbiamo messo subito tutto a disposizione della Protezione Civile, lavorando per permettere i primi sopralluoghi che dovevano partire. Il giorno dopo, portata la mia famiglia al mare, sono ritornato da solo a lavorare con la Protezione Civile. La Regione aveva comprato un camper, una stazione mobile con computer, plotter e parabola per il collegamento ad internet. Da lì davamo supporto a tutte le squadre di soccorso. Dalle 7 di mattina a mezzanotte era un continuo stampare cartine; tutto quello che ci chiedevano vigili del fuoco e protezione civile. Lavoravamo con gli unici vestiti che avevamo addosso; due coperte date dai vigili del fuoco. Abbiamo dormito per terra nel camper fino al sabato successivo al terremoto.”

A quasi un anno e mezzo dalla tragedia de L’Aquila raccontare ancora i primi terribili giorni post terremoto suonerebbe retorico, quasi feticisticamente nostalgico. Ma il racconto merita ancora interesse, nel momento in cui si scopre che la Regione Abruzzo vuole scaricare quegli stessi precari che sono stati la spina dorsale dell’intervento immediato da parte dello Stato. Assunti a tempo determinato durante la Giunta Pace (An), hanno proseguito il lavoro da co.co.co. sotto Del Turco (Pd) fino ad arrivare alla doccia fredda del 1 Febbraio 2010: la Regione gli propone l’ultimo contratto, non prorogabile, che scadrà il prossimo 30 Novembre. Poi, tutti a casa! “A Giugno 2009 – racconta Andrea De Panfilis, precario del Sir – sono stati stabilizzati 70 precari. Noi invece, che come direzione informatica siamo stati decisivi già dal 6 Aprile, restiamo in bilico col più alto numero di precari. E nessuno finora ha mantenuto la promessa di stabilizzarci.”

Ma per capire come si è arrivati a tutto questo, ad una situazione che sta creando forti contrasti nel Pdl, occorre andare con ordine: la Regione Abruzzo conta attualmente più di 150 precari. Molti si sono illusi di poter essere assunti a tempo indeterminato sulla base di una D.G.R. approvata il 21 Gennaio 2008. “Si tratta della famosa Delibera 38, – prosegue Andrea – che provvedeva a stabilizzare i precari che al 31 Dicembre 2008 avevano maturato 3 anni di servizio (art. 1°, c.2).” Si avviano dunque le procedure di stabilizzazione fino ad arrivare al periodo successivo al terremoto, durante il quale, riguardo ai precari del Sir, non si parla ancora di assunzione. “Il nostro direttore Domenico Longhi – protesta un altro ragazzo – ci rassicurava continuamente, dicendoci che il lavoro che stavamo facendo sarebbe stato considerato ai fini di un’assunzione.” False promesse. Perché improvvisamente la Delibera 38 cessa di essere applicata con la motivazione data da Federica Carpineta, Assessore al Personale interno, che i tagli del Ministro Brunetta non rendevano possibile più alcuna stabilizzazione. “In Regione – racconta una donna che chiede l’anonimato – ci hanno gelati dicendoci che la D.G.R. non era più valida. E per blindare la decisione Giulia Marchetti (all’epoca dirigente del Personale interno) inviò una lettera a tutti i Direttori minacciandoli che, in caso di proroghe di contratti, avrebbe impugnato i provvedimenti mandandoli in Corte dei Conti.

Una situazione a dir poco kafkiana, insomma, che ha dato vita ad una serie di pareri e contro pareri fino ad arrivare al Ministero della Funzione Pubblica il quale, interpellato dalla Carpineta in merito all’applicabilità della Delibera 38, ha precisato (l’11 Ottobre scorso) la sua incompetenza, citando però anche la circolare n.5 del 18 Aprile 2008 nella quale il Ministero delle Riforme prevedeva piani per la progressiva stabilizzazione dei cococo. Proprio come nel caso dei precari del Sir. Questione risolta quindi? Niente affatto! Perché la Carpineta di assunzione diretta non ne vuole sapere: “I ragazzi si sono creati delle aspettative – risponde interpellata sul tema – ed è possibile pensare ad un percorso agevolato per loro, ma che comunque passi per una selezione. Un concorso, insomma. Magari uno simile a quello presentato il 13 Agosto scorso, per il quale giunsero circa 13.000 domande, ma che poi è stato sospeso probabilmente in seguito alle proteste dei precari, alcuni dei quali non potevano neppure accedere al bando per via di alcuni requisiti imposti. Ma in ogni caso la parola d’ordine dell’Assessore resta “concorso pubblico”: “La Funzione Pubblica mi ha sempre ribadito che l’accesso alla Pubblica Amministrazione deve avvenire tramite concorso pubblico. Altre strade mi sembrano difficili da percorrere.” Esattamente l’opposto di quanto pensa Gianfranco Giuliante il capogruppo Pdl in Consiglio, il quale il 19 ottobre scorso aveva presentato insieme al capogruppo Pd Camillo D’Alessandro un ddl per contrastare il precariato nella Giunta Regionale: “La proposta – ha dichiarato Giuliante – va a colmare l’inefficacia della politica attuata dalla Giunta, in particolare dall’assessore Carpineta, che non è riuscita ad affrontare e risolvere il problema dei cococo.” Accuse messe da parte dalla Carpineta proprio Martedì, quando la Funzione Pubblica ha bollato come inconstizionale la proposta di legge: “Giuliante mi ha detto di aver smentito le accuse ed io gli credo, anche perchè non c’è alcuna tensione nel Pdl. Poi conclude: “La riunione di Martedì ha dimostrato che c’è la volontà anche con l’opposizione di risolvere la questione precari.”

Allora come andrà a finire? La risposta ce la fornisce Luciano Cococcia (intervistato due settimane fa) e recuperare quanto detto da lui risulta oggi spiazzante: “Ci vorrebbe una palla di vetro per rispondere. Se dovessero andar via i precari del Sir” sarebbe impossibile mandare avanti il nostro lavoro. “Inoltre i costi di esternalizzazione sarebbero molto alti.” E questo è il punto: perché parlare di esternalizzazione nonostante la proposta di legge avanzata da Pdl e Pd? C’è dell’altro da raccontare? La verità è che qualcuno in Regione domanda maliziosamente: e se Domenico Longhi (Direttore del Sir) avesse interesse ad appaltare il lavoro dei precari informatici a qualcun altro? Non si sa. E non è il caso di avanzare ipotesi che potrebbero passare per illazioni, fermo restando che un mese di stipendio di un co.co.co. costerebbe quanto 3 giorni pagati ad una ditta esterna. Di certo, però, c’è solo il paradosso che i precari della Regione Abruzzo stanno vivendo. Dopo aver retto le sorti istituzionali e civili di un territorio devastato dal terremoto, adesso rischiano di veder devastato il loro futuro.

Cristiano Marti