Bondi a Pompei: non mi dimetto

Il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, è giunto ieri a Pompei per il più doloroso dei sopralluoghi. Scortato da un team di tecnici ministeriali, il coordinatore del Pdl ha preso visione del crollo della “Schola Armaturarum” (la palestra dei gladiatori), avvenuto all’alba di sabato scorso, e abbozzato una tardiva spiegazione alla sciagura consumatasi nel cuore del sito archeologico.

“Credo che il problema non sia solo di risorse finanziarie – ha detto Bondi – perché, in questi anni, Pompei ha usufruito di incassi abbastanza significativi che ammontano a circa 20-25 milioni di euro l’anno. C’è bisogno di spendere meglio i fondi e di affiancare ai sovrintendenti, che svolgono il loro ruolo di tutela del patrimonio, nuove figure professionali“.

“Penso – ha continuato il ministro – a un gruppo di lavoro scientifico, accanto al sovrintendente, composto da persone che hanno avuto un grande ruolo nel nostro patrimonio archeologico come l’ex sovrintendente dei beni archeologici di Napoli e Pompei, Giuseppe Proietti, l’attuale direttore generale per le antichità del ministero dei Beni culturali, Stefano De Caro, e Andrea Carandini, presidente del consiglio superiore dei Beni culturali”.

Un pool di esperti incaricato di vigilare sul patrimonio culturale di Pompei per evitare il ripetersi di incidenti “vergognosi” (copyright del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) come quello accorso alla “Schola Armaturarum“, ormai ridotta a un cumulo di macerie. Il rischio esiste: “Sono possibili altri crolli di edifici – ha ammesso lo stesso ministro Bondi – soprattutto nella parte del sito che si affaccia sulle case scoperte e non ancora restaurate”.

E sulle richieste di dimissioni formulate dall’opposizione e da buona parte dell’opinione pubblica, svilita dalla cattiva gestione e dall’incuria cui sempre più spesso sono condannati beni culturali universalmente riconosciuti: “Riferirò immediatamente in Parlamento – si è smarcato il ministro – ma non mi dimetto. Se avessi la certezza di avere delle responsabilità di quanto accaduto sarei il primo a dimettermi”. Ma non è così e a chi invoca a gran voce la sua “testa”, il coordinatore del Pdl ha risposto rivendicando il “grande lavoro fin qui svolto”.

Gli ha dato una mano Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: “Gli attacchi al ministro Bondi – ha commentato spazientito – sono figli di una bassa operazione di sciacallaggio e di disonestà intellettuale“.

Maria Saporito