Crollo Pompei, storia di una gestione e delle sue critiche (I parte)

«La situazione dei beni culturali italiani è gravissima» aveva affermato Salvatore Settis in ottobre, che su Pompei si era così espresso: «area archeologica più importante del mondo senza un sovrintendente, senza una guida che abbia un lungo respiro gestionale, una prospettiva per poter agire con una visione complessiva delle questioni sul tappeto».

Nell’immediato, il problema è quello di comprendere se il crollo della Domus gladiatori sia la conferma del pensiero di coloro che denunciano una condizione di estremo pericolo per il patrimonio artistico italiano, dove vige l’incuria e l’incompetenza, o se esso sia un evento ascrivibile alla decadenza naturale di un edificio, che noi, presi dall’”ossesione per l’eternità”, mal interpretiamo.

Il crollo della domus è, comunque, un evento che ha colpito l’immaginario collettivo italiano, che apre già molti dibattiti (si pensi alla durezza di Napolitano). Con il seguente articolo proveremo a delineare le tappe della gestione del sito archeologico di Pompei e delle critiche che, in particolare nell’ultimo anno, le sono state mosse.

Luglio del 2008: il ministro Bondi decide di commissariare la gestione de sito archeologico di Pompei: “per fronteggiare la grave situazione di criticità che caratterizza l’area archeologica di Pompei si rende necessario ed urgente adottare misure straordinarie atte a scongiurare la paralisi delle attività finalizzate alla tutela dell’ingente patrimonio storico-artistico presente sull’area archeologica di Pompei” (prima ordinanza). La decisione suscita le polemiche di coloro che non vedono nel commissariamento uno strumento appropriato. Il primo commissario è il prefetto Renato Profili.

Giugno 2009: assume il ruolo di commissario Marcello Fiori, alto dirigente della Protezione civile, definito il braccio destro di Bertolaso. Su di lui si alzano presto polemiche, riportati su giornali locali e nazionali. Gli vengono riconosciuti senz’altro gli iniziali progressi (nuove aperture di luoghi prima inaccessibili ai turisti), anche se alcuni puntualizzano negativamente sul tema, come Giuseppe Mancini, che in un articolo per Il secolo del 23 luglio, suggerisce: “Fiori è stato facilitato dal piano triennale di interventi già studiato e approntato da Guzzo e Profili”. Chi polemizza contro… (segue)

Giulia Antonini