Ex Birmania, scontri tra ribelli e polizia dopo le elezioni-farsa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:22

Ieri i cittadini dell’ex Birmania si sono recati alle urne per le prime elezioni libere dopo vent’anni. Elezioni che si sono però trasformate in una farsa, a causa delle molteplici denuncie di brogli. Oggi -quando ancora non sono stati resi noti i risultati ufficiali delle elezioni -violenti scontri sono scoppiati nella zona di Myawaddy, al confine con la Thailandia, tra le truppe governative e i ribelli dell’etnia Karen.

I disordini, che sono costati la vita a tre persone, hanno anche costretto circa 10mila persone ad abbandonare le loro case e a rifugiarsi oltre il confine. Secondo quanto reso noto dalla BBC, i ribelli avrebbero occupato un seggio elettorale e una caserma di polizia. L’esercito avrebbe risposto al fuoco e alcuni proiettili sarebbero caduti anche oltre il confine di Bangkok, dove il governo avrebbe però ordinato di non rispondere al fuoco.

Alcuni partiti dell’opposizione vedevono nelle elezioni di ieri un primo passo verso una, seppur lenta, democratizzazione del paese.  Ciò nonostante -e come denunciato dal premio Nobel per la Pace Aung San Suu Ky, che aveva invitato i cittadini a non votare– sembra che si siano trasformate in un’ulteriore legittimazione del potere della giunta militare. Con il 25 per cento dei voti riservati ai militari, ai partiti del regime è sufficiente raggiungere il 26 per cento dei consensi per ottenere il controllo del Parlamento. Questo nonostante una delle principali forze dell’opposizione, la Forza democratica nazionale, abbia ottenuto più voti del previsto.

Denuncie di brogli sono arrivate anche da voci autorevoli come quella del presidente americano Barack Obama. Durante il suo viaggio di quattro giorni in India, Obama ha infatti definito “né libere, né giuste” le elezioni nell’ex Birmania e chiesto a gran voce la liberazione di Aung San Suu Ky. Nonostante le parole di elogio più volte pronunciate nei confronti della democrazia indiana, il presidente Obama ha però denunciato  il silenzio dell’India nei confronti della situazione dei diritti umani in Myanamer. “Quando movimenti pacifici e democratici- ha detto il Presidente- vengono repressi come accaduto in Birmania, allora le democrazie del mondo non posso restare in silenzio”.

Annastella Palasciano

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