Saviano: Benigni e Abbado per sconfiggere il ciarpame

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:03

“Vorrei rivolgermi ai giovani, stasera, per spiegare che la macchina del fango non è nata oggi, ma lavora da tempo. Quando si dà fastidio a chi comanda si attiva un meccanismo fatto di dossier, di giornalisti conniventi, di politici faccendieri che cercano attraverso media e ricatti di delegittimare i rivali”. A scriverlo è Roberto Saviano che – a poche ore dalla messa in onda dell’attesissimo “Vieni via con me” – racconta in un lungo intervento su “La Repubblica“, le speranze e i timori legati al suo debutto televisivo come autore e conduttore.

Vieni via con me – ha spiegato lo scrittore – era nata come una trasmissione che voleva raccontare il Paese con l’obiettivo di far bene le cose che crediamo di poter offrire al pubblico. Poi lentamente ci siamo accorti che iniziavamo a non essere graditi e arrivarono molti segnali in questo senso. Segnali che ci impedivano di continuare a lavorare. Poi siamo riusciti a riprenderci almeno in parte il nostro spazio di lavoro, a non farci cancellare“.

Se fossimo stati in silenzio – ha ripreso Saviano – subendo le condizioni che la Rai di Masi ci stava dando, avremmo lavorato nella consapevolezza di stare costruendo qualcosa che non era nei patti e soprattutto non coincideva con le idee che avevo, con i racconti che avevo preparato”. Quindi l’amara considerazione: “Nel caso della televisione italiana – ha osservato lo scrittore – purtroppo il diritto a parlare lo conquisti con gli ascolti e con una comunità pronta a difenderti. Senza ascolti non si ha una seconda opportunità. E questo, soprattutto per la tv pubblica, è una dialettica ingiusta; bisognerebbe guardare alla qualità, alla necessità di un programma”.

Esiste, secondo Saviano, una nuova forma di “censura” che si muove in modo subdolo per ostacolare la proposta di qualcosa di nuovo: “Togliere i mezzi perché la qualità si affermi, ridurre luce perché resti in ombra il discorso: questo – ha osservato l’autore campano – è il nuovo modo per far morire in televisione tutto ciò che può essere cultura, racconto, libri“.

Ma esiste comunque una “consolazione” alla desolazione fermata sulle colonne de “La Repubblica” dal padre di “Gomorra”: “Tutto questo ciarpame – ha scritto – evapora di fronte al sorriso di Benigni. Di fronte al genio organizzativo di Fabio Fazio, che è anche altro dal preciso conduttore che siamo abituati a vedere. E poi Claudio Abbado, un uomo raro, delicato ma che ruggisce ogni qual volta s’imbatte nella stupidità del potere, nella bruttezza dell’ignoranza. Un passerotto da combattimento per usare le parole di Faber. Di loro – ha concluso Roberto Saviano – il nostro Paese ha bisogno come dell’aria“.

Maria Saporito

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!