Crollo Pompei, il grande timore: approfittare per riaffermare la vecchia idea di una fondazione

Quel che non deve passare, al di là dei convincimenti, è che la spinta per rendere il sito archeologico di Pompei una fondazione a partecipazione privata nasca dal crollo di settimana scorsa. Ben più remota: da mesi si è esplicitata l’intenzione da parte dell’indirizzo politico di trasformare la gestione del sito di Pompei in fondazione.

Abbiamo precedentemente riassunto le tappe della gestione e osservando come il ministro Bondi, nell’aprile di quest’anno, abbia prorogato il mandato del commissario Fiori per il “tempo necessario a individuare nuove forme di gestione, massimo un anno”, tra le quali forme ha esplicitamente auspicato una fondazione con enti pubblici e privati (modello museo Egizio di Torino): “credo che dovremo mantenere il commissariamento per i risultati ottenuti e per creare le condizioni affinché dopo si possano studiare forme di gestione che rendano possibile la collaborazione con regione, provincia, comuni e con partner privati nazionali o internazionali, come i gruppi bancari, disposti a raccogliere la sfida della valorizzazione dell’area archeologica di Pompei, in modo da farla diventare volano sviluppo del Paese”.

Una gestione “all’americana”, dunque, con un ente partecipato da stato e regione, la quale se ne farà carico con l’ausilio di investitori privati. La Soprintendenza sarebbe esautorata dall’onere di bandire appalti e fare marketing. Un proposito tutt’altro che abbozzato, come si evince dalle parole di Fiori riportate in un articolo del Sole 24 Ore di Maggio «Entro fine 2010 conto almeno di appaltare questi interventi, lasciandoli in eredità alla Fondazione che per allora sarà chiamata a gestire gli scavi».

Il progetto di scorporo del sito archeologico era stato riconfermato con l’istituzione, il 5 agosto, di una commissione per presentare entro il 2010 il progetto per una gestione alternativa di Pompei

Che la fondazione sia uno strumento appropriato o meno è un discorso a parte, anche se  oggi dal “Guardian” si sono mosse voci contrarie. Il punto è che significa affermare un falso storico quando passa l’idea che il suo progetto sia scaturito dall’emergenza del crollo.

Falso storico doppiamente grave perché scavalca le tante obbiezioni che nell’ambiente tecnico, sindacale e archeologico avevano accompagnato l’annuncio della fondazione, sottraendo terreno al sano dibattito delle parti sociali e politiche. Parafrasando, si potrebbe dire che l’emergenza diventa un’altra volta cattiva consigliera.

Molti dissensi si erano levati contro il progetto della fondazione, aprendo un vivace dibattito. Per citarne solo alcuni, il 17 aprile, l’Associazione nazionale Archeologi si era detta seguire “con preoccupazione l’annuncio del Ministro Bondi di voler affidare Pompei ad una fondazione e di auspicare l’ingresso dei privati nella gestione del sito”. In una dichiarazione stampa del 10 maggio, Gianfranco Cerasoli, segretario generale di Uil Beni e Attività culturali, si era espresso con acuta precisione: “Leggo una selva di dichiarazioni di esponenti politici sul tema dell’area archeologica di Pompei come se i problemi fossero sorti improvvisamente per effetto degli articoli di taluni quotidiani nazionali. […]l’invito che rivolgo a tutti è quello di evitare che questioni delicatissime legate alla tutela di Pompei e a tutto ciò che esso significa in termini d’interventi e risorse vadano a finire nel tritacarne della politica che ha come unico risultato quello di accendere i riflettori per un paio di giorni per ripiombare nel disinteresse più profondo nei giorni successivi. […] [Oltre che al commissariamento] Bisogna fare molta attenzione anche all’ipotesi di una nuova Governance con l’ipotesi di Fondazione poiché anche questa si trasformerebbe in un ennesimo poltronificio per personaggi di diretta espressione della politica e di quanti sono ad essa vicini. Per questo mi permetto di suggerire alcune cose a Bondi : No ad una Fondazione per Pompei ma piuttosto si riformi il sistema della sua autonomia staccandola dalla struttura di Napoli con la quale volle accorparla, commettendo un errore gravissimo Rutelli”.

Se già il commissariamento di Pompei alla protezione civile era avvenuto pur stando in assenza di calamità potenziali o terremoti, ora molti temono che il crollo della Domus dei gladiatori concretizzi i timori che Cerasoli esprimeva in maggio: che la gestione di pompei finisca nel “tritacarne della politica”.

Giulia Antonini