Il premier cambia idea: “Paghiamo le tasse, combattiamo l’evasione”

Sentitele bene. Sono parole del presidente del Consiglio. “Se tutti pagassero le tasse, pagheremmo un po’ meno. Lo dico forte perche’ io credo di essere il primo contribuente”, spiega il premier durante la cerimonia di consegna delle onorificenze della protezione civile presso L’Aquila. “Auspico davvero – spiega Berlusconi – che questa lotta contro l’evasione fiscale che ha nella Guardia di finanza il suo punto di forza, possa continuare affinche’ veramente ci potra’ essere una pressione fiscale minore. Se noi riusciremo a ridurre l’evasione fiscale, si ridurrebbe la pressione fiscale complessiva e potrebbe esserci una pressione fiscale su ciascuno di noi, onesti pagatori delle tasse”.

E non è esternazione recente: è dal 20 ottobre che il premier spiega che: “Dobbiamo mettere in atto dei sistemi con l’apporto dei Comuni per contrastare l’evasione fiscale. La riforma è difficile ma indispensabile”, malgrado le sue dichiarazioni storiche. Dichiarazioni che, per esempio, risalgono al febbraio 2004: Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, spiega che: “le tasse sono giuste se al 33%, se vanno oltre il 50% allora è morale evaderle“. E così pochi giorni dopo, in radio: “Pagare più del 50 % di tasse giustifica moralmente l’evasione fiscale. Questa giustificazione morale è insita nel diritto naturale”.

E che dire dell’11 novembre dello stesso anno? E’ quando il premier afferma che “C’è una norma di diritto naturale che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato, questa ti sembra una richiesta giusta, e glielo dai in cambio di servizi che lo Stato ti dà. Se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c’è una sopraffazione nei tuoi confronti e allora ti ingegni per trovare dei sistemi elusivi o addirittura evasivi, che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, e che non ti fanno sentire intimamente colpevole”. Qualcosa non quadra.

v.m.