Maroni riferisce sul caso-Ruby: “Questura corretta, tutto chiarito”

“La Polizia di Stato ha, ancora una volta, confermato le doti di professionalità e di equilibrio del proprio personale che ha applicato con assoluta correttezza tutte le procedure di legge”: sono parole del ministro Maroni, in parlamento a riferire sui fatti che hanno riguardato la Questura milanese tra il 27 e il 28 maggio. I giorni del “caso Ruby”, della chiamata da palazzo Chigi. “Stanti anche le indicazioni fornite in merito dal pubblico ministero di turno presso il tribunale per i minorenni – prosegue Maroni -, venivano svolti tutti gli accertamenti” per identificare la ragazza maghrebina, poi “fotosegnalata e, successivamente, compiutamente identificata, anche sulla base delle notizie acquisite dalla questura di Messina e dai genitori della stessa presenti a Letojanni, in Provincia di Messina“.

“Tutto ciò – sottolinea il Ministro – avveniva prima della telefonata che, successivamente, alle ore 23 circa dello stesso giorno, il capo di gabinetto della Questura di Milano riceveva sul proprio cellulare di servizio da parte di uno dei responsabili del dispositivo di sicurezza del Presidente del Consiglio, che gli passava poi al telefono il Presidente stesso. Riferisce il Capo di Gabinetto della Questura che nel corso della telefonata il presidente Berlusconi chiedeva informazioni in merito all’accompagnamento presso la Questura di una ragazza di origine nord-africana, che gli sarebbe in precedenza stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak“.

“Il Capo di Gabinetto contattava immediatamente il funzionario di turno presso la centrale operativa e apprendeva che effettivamente nel tardo pomeriggio era stata controllata e successivamente accompagnata in questura una minore straniera di origine nordafricana, priva di documenti di riconoscimento e successivamente identificata per la minore in argomento. Il capo di gabinetto – continua Maroni – chiedeva al funzionario di turno informazioni in merito all’accompagnamento della giovane, raccomandandogli che venissero svolti con celerità tutti gli accertamenti previsti dalla legge. Dopo circa un’ora, intorno alle ore 24, l’addetto alla sicurezza del Presidente del Consiglio richiamava di nuovo sul cellulare il Capo di Gabinetto chiedendo ulteriori chiarimenti sulla vicenda. Gli veniva risposto che gli accertamenti erano ancora in corso, come da indicazioni provenienti dal pubblico ministero del tribunale per i minorenni”.

Poi i chiarimenti proposti dal leghista sul ruolo di Nicole Minetti, che Ruby “affermava di conoscere”, e della quale “aveva anche il numero telefonico”. E così, a sentire il ministro, “alle ore 2 del giorno 28 maggio, e quindi circa otto ore dopo il rintraccio, la minore, come emerge dal verbale di affidamento, lasciava la questura insieme al consigliere regionale Minetti; di ciò veniva informato il tribunale per i minorenni con la rituale nota di trasmissione degli atti”.

Dunque: tutto liscio. Secondo il titolare degli Interni “non si evidenzia alcuna modalità che possa richiamare frettolosità o superficialità, avendo gli uffici della Questura di Milano rispettato tutte le procedure previste dalla legge, dai regolamenti e dalla costante prassi. La procura della Repubblica di Milano – aggiunge poi Maroni – ha sentito, lo scorso 30 ottobre, il capo di gabinetto e il funzionario di turno come persone informate sui fatti; analoga convocazione ha riguardato il dottor Vincenzo Indolfi, questore di Milano all’epoca dei fatti”.

“Sottolineo poi che il 2 novembre, pochi giorni fa, il procuratore capo della procura di Milano, dottor Brutti Liberati, in relazione al comportamento della questura di Milano e dei funzionari ha dichiarato, cito testualmente, che: ‘la fase conclusiva della procedura di identificazione, fotosegnalazione e affidamento della minore è stata operata in modo corretto. In futuro non ci saranno altri accertamenti. Per quanto riguarda questa fase dell’indagine abbiamo praticamente chiuso'”. Dunque correttezza confermata dalle autorità, e dichiarata in aula. Sembra non resti in ballo l’opportunità politica, della telefonata. Il ruolo di Mora, Fede e Nicole Minetti nel rapporto presunto tra il premier e la ragazza. E altro, molto altro. Ma questa è un’altra storia.

v.m.