Pompei, l’area del crollo sotto sequestro: il “Guardian” boccia la privatizzazione

 

E’ stata messa sotto sequestro da parte dei carabinieri l’area dove lo scorso sabato è avvenuto il drammatico crollo della celebre Domus  dei gladiatori situata all’interno dei bellissimi scavi di Pompei. A seguito dell’ordine della procura di Torre Annunziata  che si occupa di coordinare le indagini al fine di chiarire le cause ed i motivi all’origine del crollo i militari sono andati alla sovrintendenza per verificare l’eventuale presenza di documenti da prendere e poter utilizzare. Sembra infatti che risalga all’anno 2007 l’esecuzione di lavori di impermeabilizzazione del tetto della Domus, il quale è crollato nella mattinata di sabato.

Viva ed accesa è al momento la polemica politica che infuria in attesa  che il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi riferisca domani alla Camera riguardo al crollo: Oliviero Diliberto, segretario nazionale  del PdCl-FdS ha richiesto oggi spiegazioni da parte di Bondi riguardo a quanto apparso oggi sul giornale “Il Fatto Quotidiano“, ovvero su che fine abbia fatto il censimento dell’area archeologica di Pompei.

Ed anche dall’estero giungono commenti e opinioni riguardo al crollo avvenuto nella giornata di sabato nel sito archeologico di Pompei:  il “Guardian” di Londra boccia infatti come “mostruosa” oltre che scandalosa l’idea di privatizzare Pompei, idea esposta da alcuni commentatori a seguito del crollo della Domus e propone un concreto impegno internazionale volto alla protezione e tutela del sito archeologico italiano.

Il giornale ricorda infatti come Pompei sia sopravvissuta alla distruzione causata dal lancio delle bombe atomiche nel corso della Seconda Guerra Mondiale e quindi la sua sorta di “Disneyficazione” rappresenterebbe un nemico ben più pericoloso e potente degli ordigni: l’autore stesso dell’articolo ammette che, in occasione di una sua precedente visita, si era trattenuto dal portare via con sè alcuni frammenti di un muro romano raccolti a terra solo per timore di un controllo all’aeroporto della città di Napoli.

Rossella Lalli