Berlusconi a L’Aquila: barzellette e poesie contro la protesta

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è tornato ieri a L’Aquila dopo 9 mesi di assenza. Lo ha fatto per partecipare alla cerimonia di consegne delle benemerenze, che si è svolta nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito. Medaglie e riconoscimenti da tributare agli uomini della Protezione civile che si sono distinti nel prestare il loro aiuto ai territori e alle popolazioni tragicamente segnati dal sisma del 6 aprile 2009.

Le voci della contestazione (animata dal popolo delle carriole) non hanno raggiunto il premier; nonostante la pioggia battente, i comitati dei cittadini non hanno rinunciato a denunciare la mancanza di una legge organica e di risorse da destinare alla ricostruzione, oltre alla lentezza delle operazioni tese a liberare il centro storico della città dalle macerie.

Tu bunga bunga, noi macerie macerie’‘ e ”Basta con i commissari e le cricche d’affari”: sono solo alcuni degli slogan che i cittadini aquilani hanno scandito per sottolineare la loro disapprovazione nei confronti del presidente del Consiglio. Che intanto, nel corso della cerimonia di consegna delle benemerenze, dava prova delle sue doti di intrattenitore.

“Sono qui – ha esordito il Cavaliere – malgrado le preghiere di quelli che speravano che non arrivassi per il maltempo”. Senza disdegnare incursioni nel mondo della poesia, che lo hanno portato a citare “La mia sera” di Giovanni Pascoli: “...la nube nel giorno più nera – ha recitato il premier – fu quella che vedo più rosa nell’ultima sera“.

“Io credo di aver degnamente rappresentato il popolo italiano che si è stretto intorno a voi” ha poi aggiunto, riferendosi alla platea accorsa alla caserma di Coppito, ma il finale è stato all’insegna del buonumore. “La sapete – ha domandato Berlusconi agli allievi marescialli della Guardia di Finanza – quella del tipo che sente bussare alla porta e gli dicono: ci apra, questa è una rapina. E lui allora apre sollevato: meno male, pensavo fosse la Finanza”. Fuori piovono le proteste, dentro risplendono i sorrisi.

Maria Saporito