E adesso Berlusconi teme anche Bossi

Cosa accadrà nel corso dell’incontro che si svolgerà domani tra Umberto Bossi e Gianfranco Fini? A chiederselo per primo è il presidente del Consiglio, vinto da sospetti che leverebbero il sonno a chiunque. Nel variegato scacchiere politico nazionale, si affaccia una nuova opzione – quasi fantascientifica – che potrebbe disegnare uno scenario inedito e clamoroso. Qualora il leader della Lega riuscisse infatti a ottenere il faccia a faccia con il presidente della Camera, non è escluso che si lanci in proposte ardite.

Bossi sa che Gianfranco Fini è fermamente intenzionato a proseguire lungo il suo percorso e che – dopo il discorso di Bustia Umbra – non può permettersi di retrocedere di un solo passo. Per questo, stando alle previsioni dei più spericolati osservatori, il Senatur potrebbe barattare il prezioso sostegno dei “finiani” al governo con un nuovo presidente del Consiglio. Un do ut des senza precedenti, che metterebbe Berlusconi alla porta su proposta del suo più fido alleato.

Tutti sanno che il leader del Carroccio ha nel tempo coltivato un rapporto personale (oltre che politico) col ministro Giulio Tremonti e in molti ipotizzano che il responsabile dell’Economia possa essere indicato dai leghisti come alternativa al Cavaliere, nel caso in cui Fini dimostrasse di voler “collaborare” su questo punto. Un’ipotesi da film horror per il premier che – dopo la “dipartita” (politica) dell’ex aennino – sarebbe costretto a incassare la pugnalata più dolorosa, quella inferta dall’amico Umberto.

Uomini vicini al presidente del Consiglio riferiscono che il Cavaliere sarebbe talmente preoccupato per l’incontro che si dovrebbe svolgere domani che starebbe pensando di disertare il G20 in Corea. Di più: per meglio monitorare la situazione, il premier starebbe valutando di mandare in trasferta lo stesso Giulio Tremonti, così da sgomberare il campo da colui che – stando alle ipotesi di terzo tipo fin qui accolte – potrebbe sfilargli il comando dell’esecutivo.

Il sentore è, insomma, che Silvio Berlusconi non possa al momento fidarsi di nessuno e sia costretto a guardarsi costantemente alle spalle per difendere la poltrona della presidenza del Consiglio. Accanto allo scenario fin qui abbozzato, però, merita di essere tracciato anche il quadro che per molti risulta più aderente alla realtà e che non contempla alcun machiavellico disegno del Senatur ai danni del Cavaliere.

Secondo questa seconda ipotesi, il faccia a faccia che dovrebbe svolgersi domani tra il ministro per le Riforme e il presidente della Camera si risolverà in un “nulla di fatto“. La mossa di Bossi, insomma, altro non sarebbe se non il tentativo di rimettere nuovamente il cerino nelle mani del leader di Fli per dimostrare – agli occhi del Paese intero – che l’asse Pdl-Lega ha tentato in ogni modo di ricucire per garantire la tenuta della maggioranza e salvaguardare il patto siglato con gli elettori.

Una sorta di tranello teso dai leghisti (in accordo col presidente del Consiglio) per screditare l’immagine dei finiani. E per scaricare sulle spalle del presidente della Camera ogni responsabilità della crisi ormai alle porte.

Maria Saporito