Finiani e Letta staccano la spina, Berlusconi verso la crisi

Le prospettive di vita del governo sembrano essere brevi […] Questo governo che rappresento pro tempore ha prospettive molto più brevi del 2013, e in queste ultime ore sembrano restringersi non ad anni ma a periodi e misure di tempo più contenuti”. Parole di Enrico Letta, pronunciate in occasione di un convegno sulle prospettive delle telecomunicazioni tenutosi oggi pomeriggio. Parole che pesano, alla vigilia di una serie di incontri interni alla maggioranza che decideranno il futuro della legislatura, più di qualsiasi ultimatum di Fini o boutade di Berlusconi, in quanto pronunciate dal “vecchio saggio” della politica che ha sempre consigliato il Presidente del Consiglio e favorito il dialogo e il compromesso con il Presidente della Camera; Letta che, per di più, entrerebbe di diritto, insiema a Giuseppe Pisanu e, a seconda delle evoluzioni, Mario Draghi, nella liste del totopremier in un eventuale esecutivo tecnico.
Domani ritireremo la delegazione al governo“. La notizia, quasi a voler confermare le cupe previsioni di Letta, è arrivata nel tardo pomeriggio per bocca del finiano Fabio Granata, da sempre, all’interno di Futuro e Libertà, fra i più propensi alla rottura, al punto di votare contro la fiducia al Governo Berlusconi già in occasione della seduta parlamentare dello scorso settembre, quando il premier espose i suoi punti programmatici per il prosieguo della legislatura.

Berlusconi, d’altronde, non sembra minimamente intenzionato a rassegnare le dimissioni auspicate da Fini, al fine di varare una nuova maggioranza che possa includere anche l’UdC e riscriva il programma di governo.
Per quanto, infatti, questa appaia come l’unica via che il Cavaliere potrebbe imboccare per avere una ragionevole speranza di continuare a tenere in mano, almeno in parte, le redini della partita, sembra che “l’uomo solo al comando” sia intenzionato ad andare avanti fino alla fine, utilizzando ogni mezzo a sua disposizione, anche se è chiaro che una crisi non “pilotata” sfocerebbe inevitabilmente o in un governo tecnico da cui il PdL sarebbe escluso o in nuove elezioni dove la “alleanza democratica” potrebbe avere la meglio alla Camera, con il “terzo polo”  (Casini, Fini, Rutelli) decisivo al Senato.
Uno scenario che, anche in questo caso, porterebbe ad ampie maggioranze che escluderebbero dal Governo il PdL e Berlusconi dalla possibilità di ambire allo scranno del Quirinale.

Pierluigi Bersani, intanto, ha comunicato stasera che il Partito Democratico ha iniziato a raccogliere le firme dei parlamentari per poter presentare una mozione di sfiducia contro Berlusconi, caldeggiata e promossa inizialmente da Di Pietro.
E’ certo poco probabile che i finiani, e con loro l’Udc e l’Mpa di Raffaele Lombardo, possano staccare la spina alla maggioranza proprio su tale mozione, offrendo al premier la possibilità di recitare la parte della vittima dei traditori alleatisi con il giustizialismo dell’Italia dei Valori; tuttavia il calendario dei lavori della Camera per le prossime settimane è ricco di votazioni che, senza troppe forzature, offrirebbero a Futuro e Libertà la possibilità di obbligare Berlusconi alle dimissioni sulla base di questioni politiche ben più rilevanti.

E, a quel punto, dentro la maggioranza scatterebbe quel “rompete le righe” che potrebbe riservare grandi sorprese; anche da parte della Lega e dei “pidiellini” meno fedeli.

Mattia Nesti