Caso Ruby: nessuna autorizzazione all’affidamento dal pm dei minori

Non ho mai autorizzato l’affidamento di Ruby: ad affermarlo è stata Annamaria Fiorillo, il pm dei minori di Milano che – nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi – venne interpellata dagli agenti della  Questura dopo il fermo della ragazza accusata di furto.

Il Rubygate rischia di sollevare nuovi polveroni e di innescare nuove polemiche anche tra i togati. Il pubblico ministero milanese ha, infatti, deciso di presentare un ricorso al Csm per sbugiardare la versione consegnata due giorni fa dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e dal procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liverati, sulla vicenda della giovane marocchina.

“Con riferimento alle dichiarazioni rese dal ministro dell’Interno Maroni il 9 novembre al Senato in merito al caso della minorenne in oggetto – ha scritto Annamaria Fiorillo – essendo stata personalmente coinvolta nella vicenda in veste di pubblico ministero della Procura per i minorenni di Milano di turno il 27 e il 28 maggio 2010, osservo che esse non corrispondono alla mia diretta esperienza“.

“Poiché il ministro – ha continuato il pm – ha tenuto a rimarcare che il corretto comportamento degli agenti è stato confermato anche dalla autorità giudiziaria per voce del procuratore Edmondo Bruti Liberati all’esito di specifica istruttoria, chiedo che la discrepanza con i dati di realtà che sono a mia conoscenza venga chiarita“.

In pratica alla Fiorillo preme precisare che quella notte venne sì contattata dagli agenti per decidere sul da farsi, ma che – nonostante le presunte parentele della giovane con il presidente egiziano – sconsigliò di autorizzare l’affidamento della ragazza a Nicole Minetti, la consigliera regionale che di lì a breve avrebbe raggiunto la Questura milanese, sollecitata da una telefonata presidenziale. Nonostante le sue indicazioni, dunque, gli agenti decisero di comportarsi diversamente.

“Voglio si sappia – ha insistito il pm dei minori di Milano – che non ho mai autorizzato l’affidamento della minorenne. Mi interessa solo questo: mi sono sempre opposta strenuamente. Anzi, quando mi dissero che la ragazza era la nipote di Mubarak – ha precisato – ho disposto di rintracciare un diplomatico egiziano che mettesse nero su bianco l’identità e, quindi, la parentela illustre della giovane”. Istruzioni disattese, che adesso Annamaria Fiorillo rivendica con forza per segnare la distanza tra ciò che lei avrebbe voluto succedesse e ciò che invece effettivamente successe.

Maria Saporito