Fiat, Marchionne snobba il governo: “Non ci interessano tavoli di trattative”

L’amministratore delegato della Fiat tira dritto e non sembra avere troppe perplessità sulla strada presa dall’azienda.

A chi gli chiede cosa pensi della proposta fatta dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi in merito alla necessità di un tavolo del governo con tutte le parti sul futuro della Fiat, Sergio Marchionne risponde laconico: “Non so cosa dobbiamo farne”.

“Noi abbiamo già raggiunto l’accordo a Pomigliano e c’è la proposta di lavorare sul tavolo di Mirafiori – ricorda l’ad del Lingotto parlando a Bruxelles a margine della riunione del gruppo ‘Cars 21′ – il problema Fabbrica Italia va avanti a pezzi, portiamolo avanti e cerchiamo di non creare altri problemi. E’ molto più semplice”, il tavolo – aggiunge Marchionne – “lo faccia fare alle parti”.

L’amministratore delegato dell’industria automobilistica italiana sembra avere le idee chiare anche riguardo ai motivi per i quali a livello europeo la Fiat è l’azienda che perde di più. “Semplicemente per il tipo di vetture che facciamo – dice Marchionne – ci siamo concentrati sui segmenti A e B, quelli incentivati nel passato, ne stiamo pagando le conseguenze, lo sapevamo già, l’ho detto ogni mese di quest’anno, speriamo finisca l’anno così smettiamo di ripeterlo”.

Secondo l’ad Fiat, le condizioni di competitività dell’industria automobilistica europea non sono le migliori: “C’è un grandissimo lavoro da fare per riconoscere quali sono i limiti dell’industria a livello europeo – spiega Marchionne – ne abbiamo parlato anche nel caso della Opel”. Pertanto, “bisogna cominciare a mettere le regole sul tavolo“, perché “da una parte diciamo una cosa e poi ne facciamo esattamente un’altra dal punto di vista degli scambi commerciali”.

Tanti gli accordi penalizzanti per il Lingotto. Tra questi, a detta dell’amministratore delegato, c’è la firma il mese scorso dell’accordo di libero scambio tra Ue e Corea del Sud. “Bisogna riconoscere le condizioni competitive in cui ci troviamo – sottolinea Marchionne – non stiamo messi bene a livello europeo, quindi bisognerebbe fare qualcosa di veramente significativo e non continuare a mettere regole su questa industria”.

In conclusione, due parole sulla crisi del governo: “La stabilità politica – dice l’ad – è essenziale per tutto, l’incertezza è quella che crea più danno, bisogna avere certezze”. La crisi “ovviamente non aiuta” l’industria, spiega Marchionne, “come qualsiasi cosa crei instabilità, abbiamo bisogno di tranquillità per gestire le aziende“.

Raffaele Emiliano