Insulta il capo su Facebook. Licenziata donna in America

Facebook è sempre al centro di polemiche. In America è nato un nuovo caso sulla privacy del social network più utilizzato al mondo.
Dawnmarie Souza, dipendente dell’American Medical Response del Connecticut, l’agenzia che fornisce soccorso medico, ha pubblicato sulla propria bacheca di Facebook una serie di insulti riferiti al proprio capo. E subito è scattato il licenziamento per aver insultato il proprio supervisore.
In difesa della donna è subito sceso in campo l’organismo americano per la difesa dei lavoratori, la National Labor Relations Board. Secondo il comitato, criticare uno dei propri superiori rientra tra le azioni previste dal National Labor Relations Act, il documento che regola i comportamenti lavorativi dei dipendenti americani. Quindi, Dawnmarie Souza sarebbe stata licenziata illecitamente.
L’udienza è stata fissata per il prossimo 25 gennaio. A presiederla sarà il giudice Marshall B.Babson, che ha precisato che un commento su un social network è legittimo e soggetto a privacy solo se avviene all’interno di una conversazione. Se invece il messaggio è pubblicato come commento autonomo, senza interazioni di altri, o è un’offesa che non ha nulla a che fare con l’aspetto lavorativo, non si può parlare di diritto alla privacy.
Un episodio che apre un nuovo dibattito sulla questione privacy. Quanto bisogna proteggersi dall’invadenza dei social network e quali misure adottare a livello governativo per tutelare la privacy del cittadino senza magari venire meno al concetto di condivisione che è alla base del social network.
Ma sono molti a porsi delle domande. Se il nostro capo ci chiede su Facebook l’amicizia, cosa bisogna fare? Accettarlo oppure ignorarla? E dopo questa scelta, ci poniamo altre domande. Se l’accettiamo, non possiamo più scrivere commenti relativi al nostro lavoro. Se, al contrario, rifiutiamo, cosa penserà di noi?

Daniela Ciranni