L’incubo del ’94 nello scontro tra Pdl e Fli

E’ ormai muro contro muro all’interno della maggioranza tra Pdl e ‘Futuro e Libertà’. Così, mentre i finiani annunciano per lunedì prossimo il ritiro dei ministri dal governo Berlusconi, il Pdl fa quadrato sul premier e, applicando alla lettera la legge del ‘muoia Sansone con tutti i filistei’, annuncia come unica alternativa il ricorso al voto anticipato.

Se “non si sono ancora dimessi i nostri esponenti al governo – ha dichiarato Italo Bocchino, capogruppo di Futuro e Libertà alla Camera nel corso della trasmissione ‘Annozero’ – è per una questione di garbo istituzionale”, essendo il premier impegnato all’estero, a Seul, per il vertice internazionale del G20.

Ma non basta. Bocchino ha annunciato che ‘Futuro e Libertà’ non parteciperà neppure al voto di fiducia sulla finanziaria. “Sia chiaro – ha precisato il capogruppo dei finiani a Montecitorio – la Finanziaria deve essere approvata, ma Fli non voterà la fiducia. In questo modo – ha aggiunto Bocchino – la manovra sarà approvata ma Futuro e Libertà darà ‘un segnale’ al premier Silvio Berlusconi sullo stato della maggioranza”.

Intanto, lo scontro tra i due cofondatori del ‘Popolo della Libertà’ si nutre anche del ricordo del ’94, quando l’attuale presidente del Consiglio fu costretto alle dimissioni in seguito al ritiro dei leghisti dalla compagine di governo.

A rievocare quella vicenda è il capo della segreteria politica di Futuro e Libertà, Carmelo Briguglio. “Nel 1994 Silvio Berlusconi si dimise da presidente del Consiglio senza attendere il voto formale di sfiducia da parte delle Camere, perché Bossi ritirò la partecipazione della Lega al Governo. Ricordare questo precedente – ha sottolineato l’esponente finiano – forse in questo momento può essere di qualche utilità”.

Secca e immediata è stata la replica da parte del Pdl, per bocca del presidente dei senatori Maurizio Gasparri. ”Evocando il ’94, come fa qualcuno nel Fli, si getta la maschera. Quella triste vicenda politica segnò una frattura nel centrodestra che poi ebbe come conseguenza la divisione tra le forze del centrodestra nel 1996 che, con più voti, poiché separate, lasciarono la vittoria elettorale a una sinistra minoritaria. Insomma – ha sottolineato Gasparri – chi spacca lavora per la sinistra. E’ un dato di fatto. Noi e gli elettori vogliamo il centrodestra unito e vincente”.

Raffaele Emiliano