Pakistan, autobomba a Karachi: 30 morti. Talebani rivendicano attentato

Una forte esplosione ha colpito stamane un edificio della polizia a Karachi, città meridionale del Pakistan. Secondo le prime stime, ci sarebbero circa 30 morti e oltre 150 feriti. L’attentato è stato in seguito rivendicato dal gruppo Tehreek-e-Taliban (Ttp), fuorilegge in Pakistan.

L’obiettivo degli attentatori erano gli 007 che lavorano nella struttura. Secondo una prima ricostruzione fornita da un funzionario di polizia, Fayaz Lughari, in qualità di testimone oculare degli avvenimenti, alcuni uomini armati avrebbero prima intrapreso un conflitto a fuoco con gli agenti di guardia, per poi lanciare contro l’edificio, sede del Dipartimento di indagini criminali (Cid), un camion carico di esplosivo e guidato da un kamikaze. L’ingente deflagrazione ha praticamente raso al suolo l’intero palazzo. Per questa ragione, la maggior parte delle vittime e dei feriti appartiene al corpo di polizia. Tuttavia, non ci sono buone notizie.

“Il bilancio delle vittime potrebbe aumentare, ci sono molti feriti” ha riferito un alto funzionario di polizia, alludendo in seguito ai circa 40 dispersi, ovvero persone ancora sotto le macerie che potrebbero aumentare il numero delle vittime. Un fotografo dell’agenzia di stampa Reuters, che si trovava nella zona al momento della deflagrazione, ha raccontato che l’esplosione ha scavato un cratere di 12 metri di larghezza per 4 metri di profondità. I vetri delle finestre sono andati in frantumi nel raggio di due chilometri, mentre anche alcuni bambini, feriti e sanguinanti, sarebbero stati portati in ospedale.

Il palazzo colpito si trova in una zona di massima sicurezza di Karachi, capitale economica del Pakistan, perciò la strategia di attacco è stata mirata. Infatti, non distante dal luogo dell’esplosione si trovano il consolato americano, alberghi di lusso e le residenze private del governatore e del premier pakistani. È l’ennesimo attentato che scuote il Pakistan, il quale negli ultimi mesi è stato al centro di numerosi attacchi contro politici e minoranze etniche e religiose.

Emanuele Ballacci