Russia, Oleg Kashin fuori dal coma: giornalista tornerà presto a parlare

Oleg Kashin, il giornalista russo ridotto in fin di vita a Mosca, è uscito dal coma e può dirsi fuori pericolo. Il rapporto medico spiega che l’uomo “è cosciente, ma non ancora in grado di parlare”. Gli investigatori aspettano con ansia il momento in cui il reporter riprenderà la parola, convinti di poter ottenere buone informazioni sugli aggressori.

Giornalista del quotidiano russo “Kommersant”, Kashin, 30 anni, era stato vittima di un feroce attacco a colpi di sprangate, lo scorso 6 novembre, poco distante dalla sua abitazione. Ricoverato d’urgenza in ospedale con fratture plurime alle gambe e alla mandibola, oltre che numerose lesioni interne, era stato indotto al coma farmacologico e c’era preoccupazione circa le sue sorti.

Al risveglio, i medici hanno sciolto la prognosi sulle sue condizioni. Il giornalista risponde alle domande con cenni della testa e sorride. Sarà in grado di parlare tra qualche giorno. “Oleg è cosciente da poco più di 24 ore, ma non può ancora parlare perché si trova ancora attaccato al macchinario per la ventilazione artificiale e quindi non è ancora in grado di respirare da solo” ha detto il direttore della struttura ospedaliera in cui il giornalista è ricoverato. Tuttavia, può essere considerato non più in pericolo di vita.

Il presidente russo Medvedev ha dichiarato che si impegnerà per arrestate gli aggressori di Kashin, ponendo l’accento sull’aumento delle misure di sicurezza nella capitale russa. Tuttavia, non sarà semplice venire a capo del caso. Nonostante siano state commissionate indagini alla Procura generale e al Ministero dell’Interno, talvolta crimini di questo genere rimangono inspiegabilmente impuniti.

In Russia, l’intimidazione e l’uccisione di giornalisti sono molto frequenti. È infatti il trattamento riservato a chi è accusato di svolgere indagini scomode. Sono circa 300 i cronisti russi uccisi dal 1991 ad oggi, di cui nove solamente nel 2010. Il più celebre è il caso di Anna Politkovskaya, giornalista spesso dura contro il Cremlino, freddata nell’ascensore del suo palazzo nell’ottobre del 2006. Come accade spesso, i responsabili del crimine non furono mai individuati né arrestati.

Emanuele Ballacci