28° Festival di Torino: Clint Eastwood, Carpenter e cinema di qualità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:11

Dal 26 novembre al 4 dicembre la Mole Antonelliana ospiterà il Torino Film Festival; la più alternativa, indipendente e autoriale delle tre maggiori kermesse cinematografiche italiane (le altre sono Roma e Venezia, of course). Il direttore di questa edizione, Gianni Amelio (che si è avvalso della collaborazione della critica cinematografica Emanuela Martini) ha dato delle serie garanzie sui film presentati in concorso: “Se dovessi giudicare i film in concorso, a uno solo darei due stellette e mezzo – commenta oggi Amelio – gli altri meritano tutti quattro o cinque stellette. Quasi tutti sono legati all’oggi, parlano dell’aria che respiriamo intorno, con un linguaggio innovativo e efficace”.

Un solo italiano tra i sedici film in gara (ennesima conferma di un cinema che stenta a decollare): si tratta di Henry, lungometraggio di Alessandro Piva interpretato da Carolina Crescentini e Michele Riondino. Forti tematiche sociali caratterizzano The Bang Bang Club, primo lungometraggio di finzione del documentarista Steven Silver, che racconta la storia vera di quattro fotografi in Sudafrica prima delle fine dell’Apartheid. E poi la manìa dei vampiri che invade anche il TFF, con Vampires del belga Vincent Lannoo e il terrorismo “comico” di Four Lions, commedia irriverente dello scrittore televisivo Chris Morris. Da segnalare anche un’altra commedia acre e a sfondo sociale, The infidel di Josh Appignanesi: storia di un uomo musulmano adottato che scopre di essere geneticamente figlio di ebrei.

I numeri del Festival torinese? 234 titoli in totale, per 30 anteprime mondiali, 24 anteprime internazionali, 9 anteprime europee e 73 anteprime italiane. Per gli appassionati di cinema, insomma, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Grande attesa per la proiezione di Hereafter il nuovo film dell’inossidabile Clint Eastwood, che chiuderà il Festival – e per The ward, il nuovo horror del maestro John Carpenter. E poi un occhio di riguardo anche per Jack Goes Boating, l’esordio alla regia di Philip Seymour Hoffman, 127 Hours di Danny Boyle, con James Franco e Napoli 24: un racconto del capoluogo campano ad opera di 24 autori, tra cui l’acclamato Paolo Sorrentino.

Immancabile la retrospettiva, dedicata quest’anno ad uno dei grandi del cinema americano: John Huston. Al regista de Il mistero del falco, L’onore dei Prizzi e Lettera al Kremlino, sarà dedicato un intero ciclo di proiezioni. “Fu un personaggio ‘piu? grande della vita’ – leggiamo tra le motivazioni del tributo -: bevitore, cacciatore, cavallerizzo, talvolta in lite con i produttori, che manomisero alcuni dei suoi film (La prova del fuoco, Il barbaro e la geisha, La forca puo? attendere). Insofferente di ogni limitazione della liberta?, si oppose alle liste nere del maccartismo alla fine degli anni Quaranta, ma anche all’ideologia comunista”.

Roberto Del Bove