Crisi di Governo. Il Pdl è solo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:25

Da ieri sembra davvero iniziato il countdown per il Governo. L’incontro tra Bossi e Fini era l’estremo tentativo di recuperare un esecutivo che a livello di trattative con i finiani era giunto al capolinea. Ma all’uscita da Montecitorio, con le prime dichiarazioni del leader del Carroccio accompagnato dal figlio Renzo, si è ufficialmente segnato un punto di non ritorno per la legislatura. Bossi ammette la possibilità di dimissioni da parte del Premier, anche se poi permetterebbero a Berlusconi di salire al Quirinale per chiedere il reincarico.

Ipotesi che il Cavaliere da Seul spegne sul nascere: “Non lascio. Fli mi sfiduci. Se mi dimetto, poi non torno più a Palazzo Chigi”.

E’ questa la paura più grande nel Pdl. Arrivare ad un governo tecnico, ad una crisi che porti a nuove alleanze e al consolidarsi di forze politiche che alla fine mettano fuori gioco il loro leader. E la situazione sembra andare proprio in questa direzione: a parte le ultime migrazioni dal Pdl a Fli, mercoledì sera, come svela Fabio Martini su La Stampa, Fini, Casini e Rutelli si sono incontrati trovandosi d’accordo su un punto: di Berlusconi bis non se ne parla nemmeno.

E’ anche alla luce di questa conclusione che va letta la nota diffusa dal Pdl dopo l’incontro Bossi – Fini: riteniamo “inaccettabile che la legislatura possa proseguire con un differente premier e un differente governo. Chiunque voglia coltivare ipotesi diverse dovrà passare dall’inequivocabile verdetto della sovranità popolare”. La sovranità popolare, appunto. Quella che secondo il governo non può essere tradita con una crisi pilotata ma che però a breve sarà chiamata a nuove elezioni. E questo ormai fra Palazzo Madama e Montecitorio lo sanno tutti. Anche la nota del Pdl richiama questa prospettiva: non saremo noi a far cadere il governo, e chiunque lo farà se assumerà tutte le responsabilità.

Un punto sul quale, almeno nel centro destra, si giocherà la prossima campagna elettorale. Una prospettiva che ormai non spaventa nessuno: nei prossimi giorni sono pronte altre emigrazioni parlamentari dal Pdl; Fli ha già annunciato che non parteciperà più a voti di fiducia; e in vista della Finanziaria son pronti emendamenti che potrebbero mandare un’altra volta sotto il governo. Stabiliti i fronti e definite le alleanze, si attende solo la battaglia finale.

Cristiano Marti

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