Escort e comici “eroi della nazione”: l’Italietta di Berlusconi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:11

Il Berlusconi politico, dopo 16 anni, cinque elezioni e quattro governi, sembra ormai avviato sul viale del tramonto, complice un contesto parlamentare da cui sembra impossibile uscire senza rassegnare le dimissioni e rinunciare così alla possibilità di governare i processi che cambieranno profondamente gli assetti politici del Paese da qui ad un anno.
Ma la sconfitta di Berlusconi, che con quella larga vittoria del 2008 avrebbe voluto aprirsi la strada verso il Quirinale, non coincide simultaneamente con la sconfitta del berlusconismo, che ha vinto negli anni, radicandosi giorno dopo giorno nel Paese, ed è ben lungi dallo scomparire.

Il berlusconismo che si palesa, anche se a molti sfugge questo elemento, nella politica dei tanti “leaderini” del centrosinistra, da Nichi Vendola a Antonio Di Pietro, e che, al tempo stesso, mostra le sue conseguenze nello stato comatoso in cui versa il profilo culturale e civile di questa “Italietta” di Berlusconi.
Un tempo, quando l’Italia, la Repubblica con la I maiuscola nata dalla Resistenza e costruita sui valori della Costituzione, viveva i suoi anni migliori e più alti, la patria faceva riferimento a personaggi ed eroi quali erano stati Garibaldi, Matteotti, i partigiani, Giuseppe Di Vittorio, Togliatti, i lavoratori capaci di costruire un futuro migliore per i propri figli e i figli che a loro volta difendevano quella prospettiva, le loro madri e le mogli che dalla lotta di Liberazione in avanti si erano ritagliate uno spazio nel Paese…

Oggi, questa triste “Italietta” assassinata dai Grandi Fratelli, dalle paure e dai politicanti che hanno sostituito i politici, capace di generare generazioni amorfe e scontate, deve andare su Facebook o su un blog per trovare i suoi “eroi”, degni rappresentanti della loro nazione, come un Grillo o una escort di turno.
Così, mentre l’ex comico genovese, ormai impegnato nella sua campagna politica e elettorale, continua a smerciare a destra e a sinistra perle di populismo, per chiedere di affossare tutta la politica esistente e lasciar spazio al “nuovo” che, nelle sue parole, assume forme paradossali che passano in un giorno dal sostegno ai lavoratori e ai precari all’entusiasta accoglienza riservata all’ipotesi di un Governo tecnico guidato da Luca Cordero di Montezemolo (scendesse in politica sarebbe una perfetta sponda per Sergio Marchionne e Confindustria), è Nadia Macrì, l’escort del Presidente del Consiglio il cui nome è uscito dalle indagini su Ruby e le feste di Villa Certosa, ad arrogarsi, nell’entusiasmo generale, il titolo di eroina della patria.

“Nessuno puo’ giudicarmi! – scrive sul suo profilo Facebook – Il mio sacrificio, la mia sofferenza, il mio corraggio (sì, con due r, ndr) daranno un contributo storico alla nazione!“.
Inevitabile, a questo punto, che non scoppi un insano dibattito, dove possano leggersi i commenti di quanti lodano “l’intelligenza” e il “coraggio” della Macrì e di chi, assorto nel proprio momento filosofico della sera, si getti in articolate riflessioni sul caso, magari ponendo a conclusione la formuletta, tanto cara al Grillo di cui sopra, che “nn si tratta ne di destra, ne di centro e ne di sinistra…cmq sia nn stanchero’ mai di dire….”Andiamo a fare la Rivoluzione” contro tutti coloro che opprimono la ns liberta’”.

Spazzato via Berlusconi, andrà estirpato il berlusconismo. Ripresa l’Italia, andranno rifatti gli italiani.
E, certo, non potrà farlo chi già oggi vuole costruire il proprio consenso, a destra, a sinistra o nell’alveo del populismo, utilizzando gli stessi meccanismi su cui il berlusconismo si regge.

Mattia Nesti