G 20 a Seul. Nulla di fatto

La Mediazione rischia di essere affidata ad un comunicato dove ci sarà un po’ di tutto, un po’ per tutti, secondo una consolidata tradizione di questi vertici”. E la tradizione, alla fine del G20 di Seul, ha vinto ancora. Parlava di questo due giorni fa su Repubblica Federico Rampini, preannunciando un clima teso per via delle polemiche sollevate da Germania e Cina contro la politica monetaria Usa, e la scelta della Federal Reserve di stampare moneta e acquistare 600 miliardi di titoli di Stato. “Un’azione che pagheremo con l’inflazione” sentenziava martedì la leader dei Tea Party Sarah Palin. Mentre Angela Mekel rifiuta di attribuire all’euro il peso di politiche monetarie volte a svalutare altre valute.

Un palcoscenico difficile, quindi, per Obama che nel suo intervento ha ribadito la crescita come priorità per il suo Paese, precisando però che “c’è bisogno di una crescita bilanciata”. Ed è su questa scia che è si è arrivati al comunicato finale del G20, il quale ha posto in rilievo la necessità di “assicurare una crescita accelerata nei Paesi a basso reddito”. Ridurre gli squilibri, insomma. Un obiettivo che dovrà partire dai “posti di lavoro come punto centrale della ripresa” fornendo protezione sociale e lavoro dignitoso”.

Non poteva mancare una nota sulle politiche monetarie, argomento che da tempo sollevava polemiche e critiche da Washington a Pechino. Tutti d’accordo sulla necessità di “muoversi verso un sistema di cambi determinato in modo maggiore dal mercato”. Niente riferimenti, invece, al problema delle monete sottovalutate, a causa del fermo rifiuto della Cina, che grazie alla svalutazione pilotata del renmimbi sta facendo da forte traino alle esportazioni. Il punto però resta delicato, dato che proprio la guerra di valute crea “tensioni e vulnerabilità” nell’economia globale, con la forte tentazione di un ritorno al protezionismo.

Dalla conclusione dei lavori si attendeva anche una risposta alla richiesta del segretario del Tesoro Usa Tim Geithner di fissare un limite del 4% sugli attivi commerciali o i deficit delle nazioni. “Vogliono tornare ai tempo delle economie pianificate” aveva replicato Cui Tiankai, viceministro degli esteri cinese, mentre la Merkel rispondeva che “il surplus dimostra la competitività dei prodotti tedeschi, ed è anche il risultato del mercato globale”. Ebbene, sul punto Obama ha dovuto incassare il no del summit che ha rinviato la questione: per ora, infatti, l’accordo raggiunto prevede che i singoli ministri delle Finanze, in collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale, tracceranno delle linee guida indicative per tenere sotto controllo i grandi squilibri delle partite correnti. Eventuali soglie specifiche saranno discusse nel rimo trimestre 2011.

Sempre nel 2011 si discuteranno i dettagli sulle riforme per sostenere la domanda mondiale, mentre il comunicato finale si limita a citare riforma fiscale, del lavoro, azioni per ridurre la dipendenza dalla domanda esterna, mercato dei prodotti.

Un po’ di tutto un po’ per tutti”. Così si è espressa anche la Campagna per la riforma della Banca Mondiale: il summit di Seul “si è concluso con l’ennesimo nulla di fatto sulle questioni al centro della crisi sistemica che viviamo. In particolare, il G20 mostra la sua incapacità nel raggiungere alcuna intesa sulla risoluzione degli squilibri dell’economia globale”.

Cristiano Marti