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GB, nuovo welfare: sussidi ai disoccupati solo se fanno volontariato

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Tutti al lavoro per risanare i conti pubblici. Questa la strategia rivoluzionaria elaborata dal primo ministro britannico David Cameron per uscire dalla crisi e diminuire l’indice di disoccupazione che sta attanagliando il Regno Unito. Un netto taglio ai conti pubblici e una ristrutturazione del sistema di concessione delle indennità per disoccupazione sono solo alcuni elementi dell’efficace progetto che i conservatori vogliono mettere in atto.

“Là fuori ci sono 450mila posti di lavoro che nessuno vuole” ha tuonato Iain Duncan Smith, ministro del lavoro nell’attuale governo Cameron, brandendo i dati sempre più negativi sulla disoccupazione. Secondo il ministro, infatti, nessuno dei 4,5 milioni di disoccupati britannici che vive di sussidi pubblici accetta di lavorare poiché non vi è nessuna convenienza economica. Attualmente il welfare britannico elargisce per i disoccupati 190 miliardi di sterline, pari a circa 220 miliardi di euro. Ogni inattivo percepisce infatti circa 75 euro a settimana.

Tuttavia, adesso il sistema cambierà radicalmente. Il nome del lungimirante progetto assistenziale potrebbe essere “Welfare that works”, ovvero “assistenza sociale attiva”. Ciò significa che chi acconsentirà di lavorare nel ruolo suggerito dallo Stato manterrà il 35% dell’assegno settimanale, in modo che dalla somma di sussidio e stipendio si ottenga un reddito maggiore che possa stimolare il ritorno al lavoro. Dal lato opposto, chi accetterà invece di fare volontariato per Ong e amministrazioni pubbliche o svolgere mansioni socialmente utili quali pulire le strade o riordinare i giardini per almeno 30 ore alla settimana, manterrà l’intero sussidio.

Il primo problema giunge nel momento in cui un disoccupato rifiutasse di lavorare. Al rifiuto della prima offerta di impiego, il rinunciatario vedrà sospeso il suo sussidio per tre mesi, mentre al secondo rifiuto la sospensione si estenderà a sei mesi. Qualora il disoccupato rifiutasse ancora di rendersi utile, l’erogazione del sussidio verrà bloccata per tre anni.

Si tratta di una vera e propria minaccia ai “lavori forzati”, pena l’esclusione dai sussidi statali e quindi dall’unica modalità di sussistenza per molti. La riforma tuttavia entrerà in vigore nel 2012-2013. C’è tutto il tempo apprendere le caratteristiche e le implicazioni del radicale cambio di rotta e magari per protestare e farsi sentire la propria voce. L’unica speranza dei conservatori è che l’eventuale disapprovazione non sia così violenta come quella degli studenti che hanno letteralmente distrutto la sede dei Tory a Londra.

Emanuele Ballacci

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