Iraq: finalmente il nuovo governo

L’Iraq avrà finalmente il suo governo o almeno così dovrebbe essere.

Dopo una ricerca di accordi durata la bellezza di otto mesi tra le varie coalizioni, oggi i cittadini iracheni avranno un quadro più chiaro su chi governerà nei prossimi anni il Paese e di conseguenza su chi avrà la responsabilità di gestire le sorti nazionali in un periodo di transizione come quello attuale, dove le violenze interetniche non sembrano diminuire e che vedrà nel prossimo futuro una progressiva diminuzione della presenza dei contingenti militari stranieri sul suolo iracheno.

Ma perché c’è stato bisogno di così tanto tempo per formare un governo?

Il pantano iracheno sembrerebbe poter giustificare il tutto, ma nello specifico la causa che ha innescato questa lunga serie di colloqui tra le coalizioni politiche è stata determinata direttamente dal risultato delle elezioni.

Il 7 marzo scorso dalle urne è uscito un verdetto non definitivo: la coalizione guidata dal laico Iyad Allawi, 65 anni, si è aggiudicata 91 seggi, mentre quella con a capo il premier uscente Nouri al-Maliki, di confessione sciita, ne ottenne 89.

I numeri per Allawi non sono stati tali da dargli la possibilità di essere autosufficiente al governo e così si è dovuto trovare un compromesso tra tutte le altre rappresentanze politiche.

Cosicché la soluzione che si è trovata, oggi, vede il governo guidato non più da Allawi ma da al-Maliki. Per il leader laico il ruolo di presidente del nuovo Consiglio per la Sicurezza, un organo creato con il chiaro intento di limitare i poteri del primo ministro in un settore così importante per uno stato come quello iracheno.

In un’ideale equa rappresentanza di tutte le confessioni ed etnie, a capo del Parlamento dovrebbe essere nominato il sunnita Osama al Noujafi, mentre viene riconfermato il curdo Jalal Talabani come presidente della Repubblica.

Tutto ciò sulla carta, perché ancora s’ha da vedere se il nuovo governo riuscirà a muovere in autonomia i primi passi, fin dal nomina dei ministri che dovrebbe concretizzarsi nei prossimi 30 giorni. Inoltre, suscita curiosità l’atteggiamento della comunità sunnita che nelle scorse elezioni boicottò il voto e che oggi, dopo aver appoggiato Allawi, vedendosi rappresentata direttamente solo dalla figura di al Noujafi, potrebbe vivere l’esito delle consultazioni politiche come una sconfitta.

Simone Olivelli