Tangenti, fondi neri e massoneria: Perla spara a zero su tutti

Si chiama Perla Genovesi la donna che, con le rivelazioni rese ai pm di Palermo Calogero Ferrara e Marcello Viola, minaccia di far tremare tutti gli uomini del Presidente. La trentaduenne vanta un curriculum di tutto rispetto che va da incarichi di carattere politico (è stata assistente parlamentare del senatore di Forza Italia, Enrico Pianetta) alla frequentazione di  ambienti criminali. Nella second life di Perla c’è, infatti, anche un’esperienza maturata nell’ambiente del narcotraffico, che l’ha spinta a diventare collaboratrice di giustizia per la squadra Narcotici e la Digos di Parma.

Secondo le sue dichiarazioni (tutte da verificare), la Genovesi avrebbe fornito informazioni preziose su alcuni traffici di droga legati al clan di Matteo Messina Denaro, ma non solo. L’ex assistente parlamentare avrebbe deciso di vuotare il sacco, chiamando in ballo illustri esponenti della politica nazionale che – stando a quanto riferito ai pm – avrebbero intessuto con lei relazioni più o meno occasionali.

“Nel 2006 – ha detto ai magistrati di Palermo – a decidere le candidature era pure la massoneria. Erano i massoni a gestire i politici”. Un’affermazione che la trentaduenne ha rivendicato alla luce delle confidenze ricevute da parte di un suo amico massone, collaboratore di Sandro Bondi.

Parla con disinvoltura anche di una presunta raccomandazione, che le avrebbe procurato un incarico (immeritato) presso il reparto di medicina nucleare dell’Istituto scientifico universitario del S.Raffaele, retto ai tempi dal primario Ferruccio Fazio, futuro ministro della Salute. “Ottenni un incarico per occuparmi di metabolismo regionale di glucosio in oncologia – ha raccontato Perla Genovesi – ma non ho mai saputo alcunché di oncologia, e non ero nemmeno in grado di lavorare con la lingua inglese”.

E non è tutto perché nel carnet delle conoscenze che contano della collaboratrice di giustizia c’è anche Renato Brunetta. “Per lui – ha dichiarato – ho sempre avuto un’alta considerazione, nonostante sapessi che era quello che aveva amministrato i fondi neri di Forza Italia. Sono cose – ha rimarcato – che sanno tutti”.

Di più: Perla Genovesi sostiene di essere stata lei a presentare all’attuale ministro della Funzione pubblica Nadia Macrì che ai tempi si prostituiva e versava in condizioni critiche: “Brunetta invece di aiutarla – ha affondato l’ex assistente parlamentare – ha approfittato della sua situazione di debolezza”.

Nel calderone finisce anche il fratello del premier, Paolo Berlusconi: “Scoprii tramite altre persone, non persone buone, delinquenti – ha raccontato la donna ai magistrati – che praticamente il fratello di Berlusconi, Paolo, era quello che gestiva, come si può dire, tangenti. Non lo so se si possono chiamare tangenti – ha continuato la Genovesi – però i furgoni camion che portavano su la merce dal meridione (al “San Raffaele” di Milano, ndr), gli appalti di questi camion – ha precisato – pagavano un pizzo”.

E a rinforzare le sue dichiarazioni ci sarebbero i tabulati telefonici che – tra il 2003 e il 2007 – raccontano di linee che scottano: 48 sarebbero le chiamate che la giovane donna avrebbe effettuato verso la residenza di Arcore di Silvio Berlusconi, 127 quelle destinate a un apparecchio telefonico appartenuto a Renato Brunetta e addirittura 500 i contatti telefonici intrattenuti con l’attuale (e contestatissimo) ministro della Cultura, Sandro Bondi.

Maria Saporito