Terzigno: falda acquifera contaminata

La tensione torna alta nel Vesuviano dove ieri sono stati resi noti i risultati delle indagini effettuate dall’Arpac nel territorio occupato dalla discarica “Sari” a Terzigno. Le perizie dei tecnici hanno evidenziato che la falde acquifera è contaminata e l’allarmante presenza di metalli pesanti riscontrata ha indotto i comitati civici a rianimare la protesta.

“I dati relativi all’accertamento effettuato il 29 ottobre scorso – si legge nel documento consegnato ieri dai tecnici – nonché quelli pregressi svolti dall’Asìa (l’azienda del comune di Napoli che gestisce la discarica Sari, ndr) evidenziano una contaminazione della falda acquifera profonda“. Il territorio è dunque avvelenato e questo basta ai cittadini per incoraggiarli a riprendere la mobilitazione volta a impedire lo sversamento di nuovi rifiuti nella cava.

“La mancata acquisizione di controlli pregressi, necessari e dovuti, circa lo stato di qualità preesistente della falda acquifera prima dell’apertura della discarica – si legge ancora nella perizia depositata ieri – non consente di formulare ipotesi precise sulla fonte della sua contaminazione”. Da qui la necessità di effettuare ulteriori indagini sul territorio per verificare fino a che punto l’apertura della discarica di Terzigno possa essere considerata la causa della contaminazione.

Anomala è la presenza di zinco, nichel, alluminio e boro che – si certifica nella relazione tecnica – si rinvengono nei pozzi a valle della discarica in concentrazioni superiori a quelli indicati. Si rileva, inoltre, una concentrazione elevatissima di zinco nel pozzo 3 mentre nel pozzo a monte della discarica i livelli sono al di sotto delle soglie minime”.

Il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella, non ha dubbi. L’avvelenamento dei territori vesuviani è da riferire – a suo parere – alla presenza della discarica: “Ho disposto l’immediata chiusura di tutti i pozzi artesiani – ha detto – e ho inviato i risultati delle analisi che certificano l’inquinamento delle acque da metalli pesanti, alla magistratura. Temo che sia impossibile bonificare l’area. La discarica – ha tagliato corto – non andava aperta”.

Maria Saporito