Usa, caccia virtuale a Fidel Castro: ecco il nuovo videogame “Call of Duty”

Guerra fredda. Uccidere Fidel Castro è l’unico obiettivo. È questa la trama del nuovo videogame “Call of Duty: Black Ops”, sviluppato dalla casa statunitense Treyarch. Il famosissimo sparatutto, settimo capitolo della serie di “Call of Duty”, è uscito in Europa e negli Stati Uniti lo scorso 9 novembre. E da allora sono esplose forti polemiche. In particolare, a Cuba molti hanno puntato il dito contro il videogioco accusandolo di “stimolare atteggiamenti violenti”. Nessuna replica finora dai realizzatori né della casa produttrice californiana Activision Blizzard.

Milioni di utenti si stanno già cimentando nel coinvolgente videogame di guerra, giocabile in prima persona. Un viaggio indietro nel tempo, verso il 1962, per realizzare uno dei più grandi desideri americani: uccidere il ‘lider maximo’. A capo delle operazioni virtuali c’è il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy.

È il sito web di “Cubadebate”, giornale d’informazione cubano, il primo a battersi contro la violenza mostrata e i messaggi inoculati nel videogioco. Molte giovani menti potrebbero confondere la realizzazione fantastica con la realtà, con le relative problematicità che ne scaturirebbero a livello emotivo e cognitivo. Si tratterebbe, in sostanza, di una vera e propria azione propagandistica che gli americani stanno mettendo in atto per conseguire due principali obiettivi. Innanzitutto, “la volontà di legittimare i numerosi tentativi statunitensi di uccidere Castro nel corso degli anni e, in seguito, stimolare inconsciamente attitudini sociopatiche nei bambini e negli adolescenti del Nord America”. Una strategia pericolosa, soprattutto per le nuove generazioni.

“Ciò che il governo degli Stati Uniti non è riuscito a fare in 50 anni adesso pretende di ottenerlo in modo virtuale” aggiunge lo stesso sito web. È il tentativo, seppur virtuale, di riscrivere la storia. Il videogame sarà inoltre dotato di un potente multiplayer, capace di far giocare simultaneamente ben 18 utenti grazie alla Rete: un esercito virtuale di soldati armati con l’obiettivo di conquistare Cuba.

È facile riconoscere che il gioco elettronico rappresenta un’esaltazione sbagliata della violenza, assolutamente da condannare. Nessuno finora ha parlato di ritiro del gioco, tuttavia si tratta di una questione delicata, soprattutto alla luce di un triste precedente. Nel 2004, infatti, il videogame “Manhunt”, il cui scopo era uccidere persone casuali nel modo più macabro possibile, fu ritirato dal commercio dopo che un ragazzo confuse la realtà con la fantasia uccidendo un passante a sangue freddo.

A livello politico, invece, dopo le numerose tensioni tra Stati Uniti e Cuba, l’uscita del videogioco non fa altro che gettare benzina sul fuoco. È una mossa che senza dubbio non migliorerà i rapporti tra le due nazioni. (Nella foto: l’immagine virtuale di John Fitzgerald Kennedy, Fidel Castro e Richard Nixon)

Emanuele Ballacci