Asia Bibi: Giustizia e Pace chiede la scarcerazione

Sono iniziate già le prime mobilitazioni a favore della scarcerazione di Asia Bibi, contadina trentasettenne, condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia.

Ad alzare la voce è il segretario nazionale di Giustizia e Pace in Pakistan Peter Jakob che, dalle colonne di Asia News, non usa mezzi termini: “La sentenza contro Asia Bibi è un vero e proprio incitamento al crimine. L’offesa all’islam non c’è mai stata in realtà. Il giudice non ha tenuto conto di come si abusa con facilità della legge sulla blasfemia e ha emesso una condanna così dura”.

Asia Bisi, rinchiusa in carcere nel 2009, sarebbe la prima donna a subire la pena capitale con l’accusa di blasfemia. Molti esponenti della società civile pakistana, sia cristiani che musulmani, sostengono che l’attuale interpretazione della legge non farebbe altro che alimentare le tensioni tra le diverse comunità confessionali, ostacolando in maniera decisa lo sviluppo del dialogo interreligioso.

Le parole di Jakob puntano dritto contro l’immobilismo delle istituzioni che pur avendo il potere “di ritirare e riconsiderare ciascun caso controverso, come previsto dalla costituzione” perseverano nel loro silenzio. Il segretario di Giustizia e Pace, inoltre, non usa mezzi termini nel ricordare il diverso trattamento ricevuto da alcuni sospetti terroristi islamici che, se in un primo momento condannati, hanno visto la loro pena annullata grazie all’ “impugnamento da parte del governo che ha cancellato le condanne”.

Il pensiero di Jakob porta a una domanda: esistono in Pakistan cittadini di serie a e altri di serie b?

Simone Olivelli