Aung San Suu finalmente libera, il Comitato del Nobel: “venga ad Oslo”

Aung San Suu Kyi, l’attivista birmana premio Nobel per la pace, è stata finalmente liberata dalla Giunta militare che la teneva agli arresti domiciliari. E come primo atto della sua ritrovata libertà, potrebbe ritirare proprio quel premio Nobel che gli fu assegnato nel 1991Thorbjoem Jagland, il presidente della commissione ha infatti rivolto un appello alla donna, chiedendole di recarsi al più presto ad Oslo per accettare il premio.

Nel 1991, la donna non ritirò il premio perché gli fu impedito, al suo posto andarono in Norvegia i suoi due figli, Alexander e Kim. Da quando, nel 1988 Aung San è tornata in Birmania per accudire la madre malata, non ha voluto più lasciare il paese per timore che gli fosse impedito farvi rientro. Proprio per questo Jagland ha anche aggiunto che le autorità birmane dovrebbero dare al premio Nobel delle garanzie perché le sia permesso rientrare in patria. “Suppongo che lei non voglia lasciare la Birmania senza questa garanzia”, ha detto l’uomo.

La notizia del rilascio della donna, ormai annunciato da giorni, ha provocato la reazione gioiosa di una folla di suoi sostenitori che si sono riuniti intorno alla sua casa. Aung San Suu si è rivolta proprio a quella folla per ringraziarla, e per chiederle di tornare domani, quando pronuncierà il suo primo discorso “da donna libera”.

E non solo in Myanmar la notizia è stata accolta con entusiasmo. Nelle ultime ore si sono infatti moltiplicate le dichiarazioni da parte di numerosi leader europei ed internazionali. Particolarmente significative le parole del presidente americano Barack Obama che ha chiamato Aung San “la mia eroina”. Mentre il regime birmano tentava di isolare e ridurre al silenzio Aung San Suu Kyi, -ha detto il Presidente in un comunicato- lei ha continuato la sua coraggiosa lotta per la democrazia e il cambiamento in Birmania. E’ la mia eroina ed è una fonte di ispirazione per tutti coloro che si adoperano a favore dell’affermazione dei diritti umani in Birmania e in tutto il mondo”.

Annastella Palasciano