Le 10 bellezze a rischio nel nostro pianeta da visitare “hic et nunc”

 

Per tutti i viaggiatori giramondo, avviso importante: visitate il prima possibile alcuni posti cardine del nostro pianeta. Motivo? Presto potrebbero non esserci più, almeno come li vediamo noi attualmente, e questo già tra 30 anni. A lanciare il preoccupante allarme è Mother Nature Network, sito di notizie riguardanti l’ambiente e l’ambito dell’ecologia in generale e che ha fatto un’accurata e drammatica selezione  dei 10 luoghi da non perdere a data di scadenza ravvicinata. Nell’elenco compaiono addirittura due località italiane, una al 100 per cento e che è Venezia e l’altra solo in parte, ovvero le Alpi.

Queste tesi, che a molti possono apparire fatalistiche e drammatiche, sono avvalorate da ipotesi e rilevamenti scientifici; a questo si deve inoltre aggiungere il fatto che ormai poco è rimasto da fare per rimediare ai danni, nonostante gli ultimi e recenti tentativi di stoppare gli effetti dei cambiamenti climatici causati dal surriscaldamento globale, l’innalzamento del livello dei mari, la desertificazione, i monsoni torrenziali, ghiacciai che si sciolgono e oceani che si innalzano oltre che acidificarsi.

Basti pensare al Glacier National Park del Montana che soltanto un secolo fa ospitava  qualcosa come 150 ghiacciai e dei quali oggi ne sono sopravvisuti solamente 27  che, secondo le statistiche, scompariranno entro il 2030. Un altro luogo che si consiglia di visitare al più presto è Venezia che, solo lo scorso novembre, è stata sommersa da 131 cm di acqua;  e proprio per far fronte al fenomeno è in fase di realizzazione il progetto Mose che dovrebbe permettere  la riduzione delle acque alte mediante l’uso di barriere mobili ancorate al fondo delle bocche di porto della laguna, da far emergere se ce ne fosse bisogno.

Altri luoghi a rischio sono poi la Barriera Corallina, a rischio a causa dell’innalzamento delle temperature dei mari ed anche dei continui cicloni che stanno distruggendo nel giro di pochi decenni quello che la natura ha creato in 8000 anni; c’è poi l’Africa subsahariana, che osserva con preoccupata ansia il mare di sabbia che lentamente sta divorando il territorio e che avanza  rapidamente, a circa 800 metri al mese.

Rossella Lalli