Bagno di folla per Aung San Suu Kyi

Nel ‘suo’ primo meeting politico, svoltosi questa domenica, il giorno dopo la sua liberazione, il Premio Nobel della pace e  leader dell’opposizione  Aung San Suu Kyi ha radunato intorno a sè tutte  le forze  democratiche per lavorare insieme a favore della Birmania, l’odierna Myanmar.

Una moltitudine di decine di migliaia di sostenitori entusiasti le ha gridato “ti vogliamo bene e nella vecchia sede del suo partito sciolto la Lega Nazionale per la Democrazia (LND) a Rangoon hanno lasciato centinaia di messaggi di simpatia e condivisione. 

La 65enne  Suu Kyi, che ha già tenuto il suo ‘primo’discorso ufficiale, dopo aver trascorso sette anni e mezzo agli arresti domiciliari per essersi opposta alla Giunta Militare, ha affermato: “Voglio lavorare con tutte le forze democratiche”.

La figlia dell’eroe nazionale Aung San ha sottolineato che: “All’interno della democrazia, la libertà d’espressione è alla base. Voglio ascoltare la voce del popolo e, in seguito, decideremo assieme quello si dovrà fare. La Democrazia è quando il popolo esercita il suo controllo sul Governo ed io accetterò sempre questo tipo di controllo e di suggerimenti”. Suu Kyi ha avuto parole anche per i militari che governano il paese dal colpo di Stato del 1962 e che non ha mai riconosciuto, agli inizi del 1990, la vittoria del suo partito dell’LND. Sebbene si tema che i militari possano tornare ad incarcerarla, come hanno già fatto in passato, fonti  della LND hanno reso noto che  la liberazione è stata “incondizionata”.    

La Nobel della pace ha aggiunto che: “Non ho nessun risentimento  verso le   persone che mi hanno tenuto agli arresti domiciliari. Gli agenti di sicurezza mi hanno trattato bene  e voglio chiedere loro che trattino allo stesso modo anche il popolo”. Suu Kyi, dopo le elezioni dello scorso 7 novembre vinte dal partito correlato ai militari,  si trova in un nuovo quadro politico che le permetterà di dimenticare di aver trascorso confinata 15 degli ultimi 21 anni per la sua richiesta sulle necessarie riforme democratiche.

Le autorità, nel maggio dell’anno scorso, l’hanno accusata di aver violato gli arresti domiciliari, dopo che un ex militare statunitense si è introdotto nei suoi alloggi e la hanno aggiunto 18 mesi in più di condanna. La sentenza era stata studiata perchè la ‘Dama’, altro appellativo dato con affetto ad Aung San Suu Kyi, non potesse partecipare ai comizi per la campagna elettorale.    

Per tornare agli ultimi sviluppi, il Partito dello Sviluppo e Solidarietà dell’Unione del primo ministro del paese l’ex generale Thein Sein, anche se il  conteggio  manuale non è stato ancora terminato, si è già attribuito la vittoria con una maggioranza assoluta. Ma Suu Kyi ha chiesto di  boicottare il  processo perché progettato dai  militari e sia  gli Stati  Uniti, l’Unione  Europea e l’ONU  lo hanno severamente criticato per mancanza di trasparenza.  

La maggioranza dei  leaders mondiali hanno festeggiato la libertà di Suu Kyi. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha sottolineato che: “ Sia che Aung San Suu Kyi viva agli arresti domiciliari o in  prigione, non cambia il fatto che lei, e l’opposizione che rappresenta, è  stata imprigionata e messa a tacere  senza avere l’opportunità di partecipare al processo politico del paese.”

Maria Luisa L.Fortuna