Caso Ruby: Il pm Fiorillo va al programma domenicale dell’Annunziata

Ospite a “In ½ ora”, il programma di Lucia Annunziata, il pm dei minori di Milano Annamaria Fiorillo racconta ciò che accada nella notte tra il 27 e il 28 maggio alla ormai celeberrima Ruby Rubacuori. Ma perché un pubblico ministero va a farsi intervistare in un programma tv?

“ Sono una persona comune – ha detto la Fiorillo – ma che però svolge un ruolo molto importante, di cui ho un profondo rispetto. Quello che ha detto im ministro Maroni non è conforme a quanto ho vissuto io quella notte, che ero presente, anche se solo a telefono. Io sono qui a raccontare la verità nella quale mi sono calata. Mi sembrava che questo tipo di programma mi potesse permettere di spiegarmi meglio, direttamente”.

La Fiorillo appare molto sicura di sé, durante tutta l’intervista. Lei afferma di non aver mai ordinato l’affidamento al consigliere regionale Nicole Minetti. “Siamo in ambito penale qui, la minorenne non era una povera trovatella; ma era stata identificata come l’autrice di un reato. Io ho sempre detto che la ragazza andava fotosegnalata e affidata in comunità”. La giornalista insiste più volte su questo punto, facendole ripetere ciò che aveva stabilito in “tono assertivo” (definizione della stessa Fiorillo) quella notte il pm, tanto che a un certo punto esclama: “Non sono disposizioni che io mi sono incaponita a dare, le avrebbe date qualsiasi pubblico ministero al mio posto”.

Procedure standard mai rispettate, per la “Nefertiti” del tribunale dei minori, così come è stata ribattezzata dai media. E su questo ci si sofferma l’Annunziata che, con un mezzo sorriso, le domanda: “Ma è vero che lei ha detto: se lei (Ruby) è la nipote di Mubarak allora io sono Nefertiti, la regina del Nilo?” Non nega assolutamente, anzi conferma definendo quella situazione “paradossale” visto che a quel punto avevano già scoperto che la ragazza aveva un cognome marocchino ed era scappata da una comunità di Messina.

Ma Maroni perché ha dichiarato che le procedure sono state seguite? Ecco che l’Annunziata presenta un documento, inviatogli dallo stesso ministro, nel quale si dice “Sentito il pm” e viene stabilito il rilascio. “Sentito il pm, non c’è scritto cos’ho detto. Io ho stabilito una cosa, ma loro ne hanno fatta un’altra”.

Ma perché questa donna coraggiosa non si è fatta avanti prima? Di Ruby lei dopo quella notte non seppe più nulla, né se ne informò, “riceviamo tante chiamate di casi”; si ritrovò a ricordare quei fatti solo il 20 ottobre, quando il suo procuratore la chiamò. Così la Fiorillo, chiamata a ricordare, accluse ai tre documenti di servizio redatti quella notte una lettera nella quale affermava di ricordare che la minorenne Ruby Rubacuori era stata fermata, ecc.. e in conclusione di non ricordare di averne stabilito il rilascio.

L’Annunziata con tenerezza le dice: “Si rende conto che su questa sua espressione ‘non ricordo’ si stanno attaccando per non crederle?” La Fiorillo, arresa, certo che comprende, ma ha sbagliato, doveva scrivere “Ricordo di non aver”; ha sbagliato formula, voleva solo concludere coerentemente a come aveva iniziato la lettera, ma forse ormai queste spiegazioni non bastano più.

Non si sbilancia gridando al complotto, nonostante l’Annunziata le offra l’esca. Lei, arrivata in studio solo per spiegarsi, capisce che il ministro può aver avuto una ragione di Stato magari per dire ciò che ha detto, ma “nessuna ragione di Stato può essere così valida da essere assorbente della legalità”, perché lei, Annamaria Fiorillo, pm di Milano, padre magistrato, tre figlie, nessuna comparsa tv finora, la legalità l’ha sempre sentita come “un bene insopprimibile”.

Margherita Sanna