Fini, Rutelli e Casini: prove tecniche di “primo polo”

Il sipario si è aperto sul terzo atto della tragicommedia politica italiana. Quella andata in scena ieri è stata la dimostrazione che il Paese è pronto a tutto (o quasi) e che non si imbarazza a riconoscere affiatamenti di nuovo conio, che un tempo avrebbero insolentito i più. E’ accaduto dunque che Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Fracesco Rutelli si siano ritrovati ieri al palazzo di Confcooperative a Roma, ospiti dei Liberaldemocratici di Italo Tanoni e Daniela Melchiorre. Il pretesto? Parlare dell’unità d’Italia in un momento in cui il caos partitico pare avere la meglio su tutto e sembra incoraggiare i più “spericolati” a tentare ardite combinazioni.

Un ex pezzo di sinistra, un ex pezzo di destra e un recidivo centrista si sono quindi ritrovati per consegnare ai presenti (e non solo) la promessa di qualcosa che potrebbe a breve tradursi nella formazione del cosiddetto terzo polo. E’ il sogno di Casini che diventa realtà: il leader dell’Udc predica da tempo la necessità di mettere in crisi il sistema bipolare italiano, per inaugurare una coalizione moderata in grado di mitigare estremismi e “sbandamenti”.

Le strette di mano, le pacche sulle spalle e i generosi sorrisi che i tre leader politici si sono scambiati ieri potrebbero adesso rendere questo progetto prossimo all’attuazione e segnare l’avvio di un’esperienza nuova. O per lo meno inedita. “Prove tecniche di primo polo” le ha definite, scherzando, Pier Ferdinando Casini che – in occasione dell’incontro romano – ha sottolineato l’importanza di riconoscere il fallimento dell’attuale esecutivo. “Quello della mozione di sfiducia – ha detto il centrista – è l’ultimo dei problemi. Il vero problema è ritrovare il senso di responsabilità comune per affrontare una questione gravissima, perché la maggioranza non c’è più e c’è la necessità – ha rimarcato – di trovare una soluzione che non faccia soltanto galleggiare l’Italia”.

“Occorre mettere da parte i personalismi e le rivendicazioni personali – ha continuato l’ex presidente della Camera – e stipulare un patto per la nazione in grado di ricostruire il tessuto di questa Italia. Mi auguro che in queste ore la politica dei muscoli ceda il campo alla politica della testa e del ragionamento. È finito un governo, è finita un’epoca e oggi è necessario per il nostro Paese – ha sottolineato Casini – aprire una nuova fase. Chi la ostacolerà per interessi personali o attaccamento alla poltrona perderà un’occasione storica”.

Da Francesco Rutelli è giunta la “benedizione” all‘unione di schieramenti politici che “fino a poco tempo fa erano lontani” su visioni comuni del futuro. Un’unione quasi irrinunciabile, in grado – a parere dell’ex sindaco di Roma – di scongiurare il tracollo rovinoso di un Paese in difficoltà. Più ingessato, infine, l’intervento del leader di Fli – il quale ha approfittato del tema posto al centro dell’incontro: i 150 dall’unità d’Italia – per pronunciare un discorso “alto”, lontano da attacchi o sfuriate personalistici.

“In questa fase – ha spiegato il presidente della Camera – non ci possiamo permettere una politica che veda soltanto nell’altro il nemico. Il problema non è il bipolarismo, ma il modo in cui è stato articolato in Italia. Soltanto in Italia la semplice ricerca di un compromesso, di ciò che può unire – ha continuato Fini – viene immediatamente bollata come la peggiore politica e come tradimento di chi sa quale messianico mandato degli elettori. Bisogna uscire dalla logica dello scontro – ha concluso – perché l’Italia merita di più di quello che quotidianamente accade”.

Maria Saporito