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Apple, Facebook ed i segreti di Pulcinella

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Non serve fare teatro per ricordare che Pulcinella amava raccontare i segreti prima che fossero di pubblico dominio.

Apple e Facebook, come tutte le Big Companies che si trovino nel mirino del parlare quotidiano, come un personaggio pubblico o un attore famoso, non possono che essere a loro volta avvolte nel circuito di tante Pulcinella Digitali.

Ogni movimento è dichiarato sospettoso e non si aspetta altro che di utilizzare l’immediatezza della rete per poter conoscere per primi una notizia.
In ogni caso, vista l’entità degli annunci e degli interessi in gioco, difficilmente potevano essere nascosti certi rumors abbastanza comprensibili. Apple avrebbe dovuto chiudere contratti per i diritti e quindi ‘fare cose’ in questo senso e lo stesso vale per ‘Facebook’. Oggi si vive di connessioni e di filiere produttive sempre più esposte e connesse. Se una di queste viene contattata da una Blue Chip , si viene immediatamente (o quasi) a sapere.

Ora‘ sappiamo che Apple includerà i Beatles in iTunes e Facebook avrà la sua mail con un potenziale iniziale di 500 milioni di utenti.

Come il dopo di una finale mondiale di calcio, queste notizie verranno studiate, smontate, scritte in decine di lingue diverse e per chi la sa lunga anche inserite in un contesto economico importante e mai misurato a fondo, ovvero il WEB.

Ne parleranno sicuramente anche al Web 2.0 Summit in corso in California e che si può seguire live dal portale stesso (un bel esempio di partecipazione che in Italia dovrebbe prendere piede più spesso).

Cosa vorrà dire avere i Beatles scaricabili su iPod, iPhone etc. e Facebook in competizione con Gmail, Yahoo e tutti gli altri?
Economicamente e strategicamente per queste aziende il risultato è importante in termini di affiliazione degli utenti, quote di mercato, fedeltà alla marca, contatti pubblicitari, esclusive e molto altro.

Per chi usa un iPhone dipenderà dal fatto che i Beatles gli piacciano o meno. Per chi ha già quattro o cinque account email gratuite si tratterà di averne una in più e di esperenziare nuove forme di comunicazione anche se probabilmente,  a volte, si avrà l’impressione di non esser cosi ‘liberi’ nella rete ma di trovarsi ‘intrappolati’ in meccanismi così connessi e circolari da non poterne uscire. Pensiamo infatti a tutte quelle applicazioni che si linkano tra di loro tanto da non poter scegliere quale usare o comunque non poter escluderne alcune.

In realtà, se è pur vero che noi osserviamo ogni giorno queste grandi realtà aziendali nel loro corso, siamo noi a determinarlo.
Siamo noi, infatti, che con i nostri movimenti, scaricamenti, creazione di account, espressione di preferenze online e soprattutto con i nostri dati sensibili, diamo ai loro Marketing Director e Product Manager qualcosa sul quale lavorare per i prossimi 18-24 mesi.

Che si voglia o meno, siamo noi e dobbiamo ricordarlo come fece Wired, che creiamo la rete, non solo in termini di contenuti ma anche di evoluzioni future e nuovi servizi.

Usiamola bene dunque, questa rete, per poterne ricavare sempre di migliori.

Natascia Edera