Crisi di governo, vertice Bossi-Berlusconi: si decide per il “patto di ferro

Si è concluso ad Arcore il vertice Pdl-Lega, dopo due ore di riunione. Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto Calderoli, Roberto Cota, Marco Reguzzoni e il figlio del senatùr Renzo Bossi hanno deciso di non rilasciare dichiarazione all’uscita da villa San Martino, residenza del premier. Insieme a loro, i tre coordinatori nazionali del Pdl Ignazio La Russa, Sandro Bondi e Denis Verdini, e il ministro della Giustizia Angelino Alfano. A quanto si apprende, dal summit sarebbe uscita la decisione di approvare la finanziaria e poi di portare la crisi in Parlamento. Niente crisi pilotata, né Berlusconi-bis, nonostante la Lega avesse avanzato la proposta.

Si parla, inoltre, di una sorta di ‘patto di ferro’ tra Berlusconi e il leader della Lega. Nient’altro che fiducia, o elezioni: questa la linea guida, ribadita da Ignazio La Russa. “Se non ci fosse la fiducia, l’ipotesi è di ribadire con forza la nostra richiesta di elezioni anticipate, perchè se un governo non avesse i numeri per andare avanti, la parola deve tornare agli elettori”, spiega il ministro della Difesa.

Intanto i partiti continuano a riposizionarsi: mentre nel Pd la discussione è aperta su alleanze strategiche e sconfitte milanesi – con la vittoria di Pisapia alle primarie del capoluogo lombardo – Bocchino ammette che, in caso d’emergenza, malgrado la forte matrce di centrodestra del Fli sarebbero disposti ad allearsi con forze responsabili. Guardando, di fatto a sinistra.Il Pdl intanto resta nel marasma, fermo eppure risucchiato nel vortice. Peraltro sulle turbolenze odierne è stato buon profeta un pezzo da novanta dell’esecutivo, Giulio Tremonti. “Oggi è una giornata un po’ complicata” ha spiegato, presentandosi in Assolombarda a Milano per un convegno sul primo fondo italiano di investimento.

v.m.