Sakineh intervistata dalla tv iraniana “Sono una peccatrice”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:56

Per la seconda volta da quando il suo caso ha fatto il giro del mondo, dando inizio ad una mobilitazione internazionale, Sakineh Mohammadi Ashtiani, l’iraniana condannata a morte per complicità nell’omicidio del marito è apparsa in un’intervista televisiva per la televisione pubblica. La donna, in un video in cui comparivano anche  il figlio e il suo avvocato si è scagliato contro il Comitato che sta sostenendo la sua causa, dicendo “Non li conosco, non devono sostenermi“.

“Sono una peccatrice“. Con queste parole Sakineh ha aperto l’intervista, tutta trasmessa in lingua azera e sottolineata nella lingua persa, mentre il suo volto rimaneva in penombra. La donna, in prigione dal 20o6, ha accusato Mina Ahadi, portavoce del Comitato Internazionale contro la Lapidazione, di avere strumentalizzato la sua vicenda per fini personali. Ha inoltre puntato il dito contro il suo ex avvocato Mohammad Mostafaei e il suo attuale legale Javid Houtan Kian, arrestato ad ottobre insieme al figlio della donna Sajjad Qaderzadeh e a due giornalisti tedeschi (ufficialmente incriminati per spionaggio).

Nel servizio andato in onda, è stato intervistato anche lo stesso figlio di Sakineh, Sajjad, che ha accusato anche lui l’avvocato Kian “Mi ha detto di dire che Sakineh era stata torturata. Io purtroppo l’ho ascoltato, rilasciando dichiarazioni false ai media stranieri”. Dopo il figlio, è stata la volta dei due giornalisti tedeschi arrestati a ottobre a Tabriz, in Iran, insieme a Sajjad e Kian,  che hanno ammesso di aver compiuto “azioni illecite”. Uno di loro ha anche detto che era stata la Ahadi a convicerlo a recarsi in Iran, per potersi beneficiare di un suo eventuale arresto. “Per questo motivo -ha aggiunto l’uomo- la denuncerò quando tornerò in Germania”.

Immediata la replica della portavoce del Comitato contro la lapidazione che ha accusato il regime di aver estorto la confessione con la forza, come già accaduto in passato. “Non stanno solo attaccando me – ha detto la donna in un’intervista al quotidiano Guardian, ma il nostro Comitato e tutti coloro che con successo stanno portando il caso Sakineh all’attenzione del mondo. Se non ci fosse stata questa campagna – ha precisato – Sakineh sarebbe già stata uccisa e questo li sta facendo arrabbiare“.

Annastella Palasciano

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