Vieni via con me: Marco Travaglio chiama Roberto Saviano risponde

Marco Travaglio e Roberto Saviano, le anime contro dell’Italia. Coloro che si espongono senza paura delle conseguenze, coloro che denunciano poteri forti e poteri occulti, criminalità organizzata e conniventi “per bene”. Certamente discussi, sicuramente coraggiosi. Eppure due figure così simboliche per l’Italia nella scorsa settimana si sono ritrovate “contro”.

Il giornalista piemontese ha infatti attaccato lo scrittore dalle pagine de Il Fatto Quotidiano per non aver attualizzato il proprio monologo nella puntata d’apertura di Vieni Via con Me: “Non c’era bisogno di scomodare lui per dire che Falcone era un uomo giusto e per questo fu vilipeso in vita e beatificato post mortem: tutte cose ampiamente risapute. Da Saviano ci si attende che parli dei vivi, non dei morti già santificati: cioè di quei personaggi (magistrati, ma non solo) che oggi rappresentano una pietra d’inciampo per il regime e proprio per questo, come Falcone, vengono boicottati, screditati e infangati appena osano sfiorare certi santuari”. Più che di attacco è forse meglio parlare di uno sprone perché è proprio l’allievo di Montanelli, allo stesso tempo, a non nascondere la propria stima per Saviano.

Non sappiamo se Travaglio sarà soddisfatto del monologo offerto dallo scrittore nella seconda puntata del programma di Rai3, ma certamente possiamo dire che il messaggio lanciato da Roberto Saviano sia risultato davvero attuale, ben piantato in questo inverno 2010. Il casertano spiega in modo chiaro e con parole comprensibili a tutti come le mafie abbiano ormai permeato tutto il Paese. Da organizzazioni locali del sud a multinazionali che fanno di Milano la propria base dove possono ripulire i soldi guadagnati con il traffico di stupefacenti. Sono parole che mettono sotto accusa una parte del mondo imprenditoriale e politico lombardo, che non si oppone, ma anzi si lascia sedurre dalla ‘Ndrangheta. Un messaggio per tutti coloro che sono ancorati al concetto di Nord onesto e Sud scorretto e arraffone. Un input per l’unità nazionale perché il celebre scrittore fa ben comprendere come siamo tutti sulla stessa barca e quanto spetti a noi cittadini, in prima persona, guardare in faccia la realtà senza filtri e agire di conseguenze: unica strada per fare di questo Paese un Paese senza mafie. L’acqua non asciuga l’acqua così come il male non combatte il male.

Si rimane sbigottiti quando Saviano cita tutte le opere edilizie e infrastrutturali in cui la ‘Ndrangheta è stata in grado di inserirsi a Milano. Un cittadino meneghino non avrà certamente avuto difficoltà a capire come le svariate opere che stanno cambiando il volto della propria città siano impregnate da organizzazioni mafiose.

Saviano chiude con un’accusa, nemmeno troppo velata, al Governo: “Ogni volta che ci sono leggi come per esempio lo scudo fiscale, c’è un rischio, il rischio che siano i loro capitali [della mafia, ndr] a tornare in Italia. Ogni volta che le mafie ascoltano che si sta dibattendo della legge del processo breve sono ben felici. Il rischio è enorme, che ne possano sfruttare il vantaggio. Ogni volta che si dibatte di leggi come le intercettazioni sono ben felici che tutto questo avvenga”.

Un richiamo all’integrità che ogni cittadino dovrebbe sentire autonomamente, cercando di andare oltre agli stereotipi che schiacciano una parte del Paese.

Valeria Panzeri