I Litfiba si rivelano: il nuovo album, la maledetta Tav, le sorti del rock

Ha qualche anno in più ormai Piero: la chioma è sempre lunga, ma condita ora con qualche capello bianco; il volto, invece, è segnato da baffi e un mefistofelico moschetto. Estetica a parte, però, l’animo del “diablo” Pelù è sempre lo stesso: aggressivo, provocatorio, controcorrente. Nell’anno di grazia della riunione con Ghigo Renzulli non si è risparmiato, e durante i concerti ha sempre lanciato invettive al vetriolo contro il Vaticano, il Governo e i poteri costituiti. Ora, alla vigilia del 3° tour annuale dei redivivi Litfiba (che toccherà la loro Firenze il 1 Dicembre) Pelù ha sciorinato opinioni e attacchi a ruota libera, proprio come ai vecchi tempi. Riservando anche qualche promessa ai fan più accaniti.

Quale promessa? La migliore, almeno per gli aficionados: nel 2012 uscirà un nuovo album dei Litfiba. “Abbiamo un armadio pieno di idee – ha detto Pelù -. Una cosa è certa. Abbiamo mantenuto la nostra dimensione indipendente. Dal 1995 in poi noi produciamo i nostri album e poi li diamo in licenza. La nostra autonomia artistica è totale. Meglio sbagliare da soli”. Alla faccia di chi dice che i Litfiba degli ultimi anni si erano venduti l’anima al commercio.

Poi le polemiche. Primo bersaglio dell’attacco di Pelù è il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, da alcuni additato già a modello della rinascita del centro-sinistra. Il 48enne cantante non sembra essere d’accordo: “Dei 100 punti proposti in campagna elettorale – ha dichiarato ai microfoni di Repubblica – troppi non sono stati rispettati. Le piste ciclabili, ad esempio: io sono uno che gira Firenze in bicicletta, e la situazione è disastrosa. E poi –  ha aggiunto riferendosi al marchio che ha inventato per l’Estate Fiorentina quando ne fu direttore artistico – non gli perdono il non aver portato avanti Fiesta“.

Non è finita. Come se non bastasse Pelù sferra una stoccata all’amato/odiato centro-sinistra: “I rottamatori? Sì, bella idea, peccato che Renzi l’abbia scoperta troppo tardi. La sinistra andava rottamata almeno 15 anni fa, quando D’Alema si rifiutò di fare la legge sul conflitto d’interessi”. Stoccata vincente. E sulla questione Tav, che tanto attanaglia il capoluogo toscano, attacca: “Sono contro il sottoattraversamento di Firenze e non ho ben capito cosa intendano fare Comune e Regione, c’è un po’ troppa confusione. Non vorrei che andasse a finire come il ponte sullo stretto: si fa, ma senza sentire cosa ne pensa la gente. E’ dagli anni Novanta che condanno la Tav sentendomi dare dell’ ambientalista rompicoglioni e del retrogrado. Intanto, i disastri annunciati si sono puntualmente verificati”.

Non rinuncia neanche a qualche predizione oracolare sul destino del rock, il buon vecchio Pelù: “Il rock è morto, è tornato nelle cantine perché i giovani si sono dimenticati del blues e le nuove tendenze vanno tutte verso l’elettronica”. Cosa lo salverà? Semplice: il “potere della Rete”, inteso come memoria collettiva dei nostri giorni. “[…] basta un click e ti puoi godere pezzi nostri del 1984 – ha affermato Pelù – cose che neanche noi abbiamo o ricordiamo di aver fatto. Anche le nostre canzoni più vecchie reggono ancora: lo scenario politico e sociale non è mutato, ma  peggiorato. E poi quando la canzone è forte è come un virus:  se un antibiotico non lo uccide, si riforma più forte”. Insomma, non è vero quello che dicevano i Led Zeppelin: The song doesn’t remain the same.

Roberto Del Bove