Riforma Gelmini: proteste in tutta Italia

I parallelismi si sprecano, i tragici aneddoti dell’ultima Italia finiscono nel calderone delle proteste degli studenti che oggi hanno manifestato in tutta Italia contro la riforma Gelmini. Si contano 200 mila manifestanti nelle principali città d’Italia: “Siamo tutti sulla torre. Diritti per tutti.” Questo lo striscione che si legge a Milano, che evoca il caso bresciano dei quattro extracomunitari che per giorni sono stati in cima ad una gru per protestare contro il rifiuto della domanda di permesso di soggiorno della Questura, opposta a 1.700 di loro.

A Roma, invece le proteste ricordano la tragedia umana dell’Aquila e il disastro culturale di Pompei: “Quale futuro tra queste macerie?” All’Università La Sapienza gli studenti hanno anche recintato l’area di ingresso dell’ateneo con i nastri bianco-rosso, quelli che utilizzati per delimitare le aree a rischio. Per loro la metafora dei crolli, dell’abbandono e dell’incuria ambientale è lo specchio ideale per descrivere a cosa si andrà incontro con i tagli a scuole e università. A Palermo c’è voglia di urlare e di non tacere gli scandali governativi: in testa al corteo si legge “Non contate sul nostro silenzio ma solo sulla nostra rabbia”.

Ma le proteste di oggi non vedono coinvolti solo studenti. A Bari, ad esempio, a manifestare al loro fianco c’è anche Alba Sasso, assessore regionale per il diritto allo studio. A Firenze invece all’organizzazione del corteo ha partecipato la Cgil che, come riferisce l’Ansa delle 15.44, comunica le prime cifre: 5.000 partecipanti. Solo 2.500 secondo la Questura. Un pomeriggio che si sta già preannunciando caldo per le città, dato che già da Pisa sono giunte notizie di tensioni: un gruppo di studenti si è staccato dal corteo provando a forzare il blocco della polizia e raggiungere la sede di Confindustria. Durante le azioni di contenimento della polizia due persone sono rimaste contuse. A Torino, invece, binari della stazione di Porta Nuova sono stati occupati da studenti.

Sembra non avere pace, quindi, il percorso della riforma Gelmini: lo scontro con Tremonti, le proteste di studenti e ricercatori, i diktat dei finiani in vista della finanziaria. E a tutto questo il Ministro dell’istruzione ha risposto polemizzando con le proteste in corso: “pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento”. E ancora: “dobbiamo puntare a una scuola di qualità, più legata al mondo del lavoro e più internazionale. Per ottenere questi obiettivi stiamo rivedendo completamente i meccanismi di inefficienza che hanno indebolito la scuola italiana in passato”.

La scuola, appunto. Quella che a partire dalla riforma Gentile tutto il mondo ci ha invidiato per decenni. Le notizie che, invece, ci arrivano oggi dalle aule di tutta Italia sono i racconti della mamme che comprano gessi e carta igienica per mandare avanti istituti che non hanno più soldi per sopravvivere.

Cristiano Marti

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