Torino Film Festival: contro il Red Carpet, per l’Italia, per il Cinema

Poca Italia all’ombra della Mole Antonelliana, affermano i polemisti. “Storie. Il cinema italiano c’è – risponde il direttore del Festival di Torino, Gianni Amelio -. E sarà una presenza vera, non di facciata, fedele al nostro motto: badare alla sostanza, meno al tappeto”. Rimbomba immediatamente l’eco del messaggio di Amelio: al festival più autoriale del Belpaese non importa niente di defilée, megawatt di flash e luci, orde di fotografi e quant’altro. Insomma: Torino se ne infischia del beneamato Red Carpet. “C’è chi si preoccupa prima del tappeto e poi del pavimento – ha proseguito Amelio -. E ci fa passare troppa gente, o le persone sbagliate”. E a qualcuno fischiano le orecchie. A Piera De Tassis, per esempio.

La direttrice glamour del Festival di Roma è stata spesso accusata di pensare più alla facciata che all’essenza del cinema e di dirigere un Festival da 13,2 milioni di euro di finanziamenti come fosse un numero di Ciak. Di fatto, chi c’era (e noi c’eravamo) ha potuto verificare con i propri occhi la qualità non eccelsa delle pellicole selezionate per la kermesse capitolina, tranne alcune eccezioni [cliccate qui per leggere la nostra selezione del Festival di Roma].  Forse è proprio a questo che si riferisce Amelio, visto che al TFF di euro ne arrivano solo 2,5 milioni, nonostante le lodi di pubblico e critica siano quasi sempre sperticate da ben 27 edizioni.

Ma torniamo al punto di partenza. C’è l’Italia? Certo che c’è. In concorso c’è Henry di Alessandro Piva, e poi – nella sezione “Festa Mobile” – un trittico di opere nostrane: Il pezzo mancante, documentario sulla famiglia Agnelli vista attraverso la figura di Edoardo; Rcl – Ridotte Capacità Lavorative, con Paolo Rossi inedito regista e testimone della protesta agli stabilimenti Fiat di Pomigliano D’Arco; infine Napoli 24, un racconto del capoluogo campano visto dagli occhi di 24 registi, tra cui l’acclamato Paolo Sorrentino. Considerati questi elementi sembra difficile affermare che l’Italia non sia presente al TFF. Certo, la presenza potrebbe essere più massiccia; ma dopotutto il nostro cinema non è in stato di grazia, e un festival meritocratico che si rispetti può e deve fregarsene delle vetuste e retoriche polemiche autarchiche.

Cliccate qui per leggere cosa riserverà il 28° Torino Film Festival. Da Eastwood a Carpenter, passando per il tributo a John Huston, ce ne sarà per tutti i gusti.

Roberto Del Bove