Dopo Pompei crollerà anche Bondi?

E’ stata fissata per il 29 novembre la data in cui la Camera si esprimerà sulla mozione di sfiducia, presentata da Pd e Idv, per chiedere le dimissioni del ministro Sandro Bondi. Una decisione che ha infiammato gli animi, suscitando le indispettite reazioni di quanti (all’interno del Pdl) considerano intempestiva la votazione e invitano ad aspettare la data del 14 dicembre per esprimersi anche sulle sorti del responsabile della Cultura.

Alla base della mozione di sfiducia, il crollo della “Schola Armaturarum” di Pompei, che ha causato l’indignazione (mista a incredulità) di tutto il mondo e la “vergogna” del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. In molti sostengono che al crollo dell’inestimabile edificio sia opportuno far seguire anche il “crollo” del ministro dei Beni culturali, che ha dimostrato scarsa attenzione per la salvaguardia del patrimonio artistico italiano.

Dal canto suo, Sandro Bondi ha commentato la notizia della votazione prevista per il 29 novembre, parlando di iniziativa “abnorme”: “La mozione di sfiducia individuale – ha detto – da una parte mi infligge uno stato di angosciosa mortificazione, dall’altra parte suscita un sentimento di profonda tristezza dinnanzi al volto sfigurato di una sinistra, della quale mio padre ed io nel passato abbiamo fatto dignitosamente parte, che si accanisce – ha denunciato – contro chi continua a credere nel valore del confronto politico e culturale, con un’iniziativa abnorme e dirompente sul piano personale”.

Una considerazione condivisa da molti pidiellini, tra cui Antonio Leone, vicepresidente della Camera: “Aver preteso di calendarizzare alla Camera la mozione di sfiducia contro il ministro Bondi con largo anticipo rispetto al dibattito sulla fiducia al governo – ha tuonato – ha il sapore di un vero e proprio sgarbo istituzionale. Si ha l’impressione che ogni qual volta nell’acceso scontro politico in corso intervengono momenti di responsabile riflessione, si costruiscano ad arte nuove, pericolose occasioni di tensione. La mozione di sfiducia contro Bondi – ha aggiunto Leone – che solo chi ama le inutili polemiche può ritenere responsabile del crollo di Pompei, poteva benissimo essere fatta rientrare nel dibattito sulla fiducia del prossimo dicembre”.

Accuse a cui il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani ha prontamente ribattuto: “Noi facciamo le nostre scelte e le portiamo con coerenza fino in fondo. Si vedrà cosa ne pensa il Parlamento”. Dove gli occhi di tutti saranno puntati sui banchi dei “finiani”, che potrebbero rappresentare (ancora una volta) l’ago della bilancia per decidere le sorti dell’esecutivo. “Non vogliamo scatenare una guerriglia – ha assicurato ieri Italo Bocchino, capogruppo di Fli alla Camera – Bisogna rendersi conto che quando si mette in discussione il governo, non è importante affrontare una questione come quella di Bondi che è veramente minimale“.

Maria Saporito